I piani del terrorista: scatenare la guerra tra sciiti e sunniti in tutto il Golfo Persico

Tra i suoi obiettivi, fomentare la lotta intestina fra Moqtada Sadr e lo Sciri e infiltrare i suoi uomini nelle Forze di sicurezza

Abu Musab Al Zarqawi voleva scatenare una guerra di tutti contro tutti puntando ad espandere il conflitto nell’area del Golfo Persico con uno scontro confessionale fra la maggioranza sciita irachena e i Paesi prevalentemente sunniti come l’Arabia Saudita. Un piano folle che aveva già messo a segno qualche successo, come le faide armate fra fazioni sciite al potere a Bagdad.
La strategia del capo di al Qaida in Irak si evince da alcuni documenti ritrovati nel suo covo bombardato dagli americani mercoledì sera. Lo ha rivelato ieri la televisione di stato Al Iraqia. Fino a oggi era evidente che la primula rossa del terrore puntasse alla guerra civile fra la maggioranza sciita ed i sunniti. Lo stesso Al Zarqawi aveva rivendicato attentati in tal senso e aizzato i mujaheddin sunniti a schiacciare gli «scorpioni» sciiti. Dai documenti sequestrati nel nascondiglio si capisce che il piano era più ambizioso, complesso e pericoloso. Al Zarqawi puntava anche a un conflitto fra americani ed estremisti sciiti, come è già avvenuto a più riprese con l’esercito del Mahdi, il braccio armato di Moqtada Sadr, il piccolo Khomeini iracheno.
Non solo: il superterrorista faceva di tutto per fomentare le divisioni all’interno della galassia sciita. In particolare fra Sadr e Abdel Aziz al Hakim, il leader dello Sciri, uno dei partiti più importati della maggioranza di governo a Bagdad. Nonostante siano formalmente alleati nell’esecutivo, i miliziani del Mahdi e quelli delle Brigate Badr, emanazione dello Sciri, si scontrano da mesi in varie parti del Paese. Anche nella provincia di Dhi Qar la tensione fra i due gruppi è sempre latente e non si esclude che gli ultimi attentati contro gli italiani facciano parte di questa faida fra sciiti, fomentata esternamente da Al Zarqawi.
Il luogotenente di Osama Bin Laden in Irak, puntava anche a seminare zizzania nel blocco «laico» della galassia sciita con un conflitto «fra i gruppi degli uomini politici Ahmed Chalabi e Iyad Allawi». Il primo era il pupillo degli americani nel 2003, poi caduto in disgrazia, mentre il secondo ricoprì la carica di primo ministro con l’appoggio degli Usa.
L’aspetto più inquietante della carte scoperte nella casa di Hibhib, a circa otto chilometri da Baquba, a nord della capitale, è l’ampliamento della guerra santa al di fuori dei confini iracheni. Al Zarqawi voleva «allargare l’aera geografica provocando un conflitto fra gli sciiti iracheni e i sunniti del Golfo». Un vero incubo, che avrebbe coinvolto l’Arabia Saudita e l’Iran in una spaventosa guerra regionale dagli esiti incerti.
La strategia del capo terrorista prevedeva anche di aumentare le infiltrazioni di militanti fra le forze di sicurezza irachene, di intensificare il reclutamento e di allargare il ventaglio degli obiettivi delle operazioni militari. Da un primo esame dei documenti, rivela la televisione irachena, emerge come Al Zarqawi fosse preoccupato dai numerosi arresti nelle file del suo gruppo oltre che dal discredito a livello internazionale e nel mondo musulmano, provocato dalle sue azioni più feroci e sanguinarie.
Nel suo covo distrutto, ha affermato ieri alla Cnn il consigliere per la sicurezza nazionale iracheno, Mowaffak al-Rubaie, «abbiamo trovato moltissimo materiale: agende, numeri di telefono, computer e banche dati contenute in alcuni computer».