I piccoli industriali: «La Biagi non si tocca»

Verderosa: «Una legge che ha dato regole a rapporti senza garanzie». Bruno: «Va difesa e sostenuta, non smantellata»

Nostro inviato a Capri

Non ci stanno i piccoli imprenditori italiani, soprattutto quelli del Sud. Masticano amaro, pur sotto il ritrovato sole di Capri, all'idea di vedersi sfilare di sotto uno strumento competitivo atteso tanto a lungo. Non gli va proprio giù, insomma, l'annuncio fatto da un Romano Prodi - probabilmente timoroso di farsi superare a sinistra da Fausto Bertinotti, o desideroso di sorpassarlo lui stesso - di voler sopprimere la riforma Biagi sul lavoro in caso di vittoria elettorale dell'Unione.
«Credo che sia il tentativo di una captatio benevolentiae nei confronti dell'elettorato giovanile - dice Pietro De Sio, titolare dell'omonimo gruppo di Potenza, commentando l'uscita del professore bolognese -. Ma per noi imprenditori vorrebbe dire un danno secco. La riforma Biagi è infatti uno strumento che ha funzionato». E porta per esempio la sua esperienza personale. «Io oggi do lavoro a una cinquantina di persone, di cui una decina sono giovani. Bene, di questi dieci, quattro contratti sono già stati trasformati a tempo indeterminato e sono convinto che senza la riforma Biagi, ma paralizzato dalla rigidità precedente, non sarei riuscito a farlo. Perché la sua forza più rilevante consiste proprio nella flessibilità che ti offre, ben più rilevante del vantaggio in termini di costi di gestione, che comunque esiste».
Giudizio condiviso in toto da Gennaro Bruno, titolare della napoletana Flegrea Lavoro spa, società che opera nel settore ambientale. Per lui la legge Biagi «è una delle riforme che vanno nel senso giusto, quello della flessibilità, perché soprattutto al Sud rimanere statici non serve a nulla». E l'imprenditore si spinge anche più in là. «Questa riforma del lavoro, insieme alla legge societaria - afferma - è un fiore all'occhiello del governo Berlusconi. Forse - aggiunge - ci sono altre cose da rivedere, a cui mettere mano, ma due riforme come queste vanno difese e sostenute».
Anche Carmen Verderosa, presidente dei Giovani imprenditori campani, che ieri ha aperto la seconda giornata di lavoro della convention caprese, spende parole positive sulla legge Biagi che a suo dire «ha il grande merito di aver dato regole a dei rapporti di lavoro che venivano già utilizzati, ma senza garanzie». Non solo, la riforma scritta dal docente bolognese rimasto vittima del terrorismo, per Verderosa «ha anche il merito di dare più spazio all'intermediazione dei privati, oltre a quello di introdurre nel nostro Paese orari di lavoro nuovi, più elastici, che vanno incontro alle necessità delle imprese, mettendole così in condizione di competere finalmente ad armi pari con quelle di altre economie europee, come la francese o la tedesca».