I piccoli proprietari contro il Campidoglio

Marcello Viaggio

Emergenza casa all’ordine del giorno anche per le associazioni di inquilini e di proprietari. Sentiamo per prima Federcasa, che nella capitale rappresenta oltre 4mila famiglie di inquilini. Ovviamente Federcasa si dice favorevole al blocco degli sfratti. Ma perché questo palleggio di responsabilità? Il prefetto, il governo... Il sindaco Veltroni ce l’ha o no il potere di sospendere gli sfratti? E se sì, perché non lo mette in pratica? «Perché non lo fa è un suo problema politico - risponde Gian Luigi Pascoletti, presidente di Federcasa -. Che il potere di sospendere gli sfratti Veltroni ce l’ha, però, non c’è dubbio. Non lo dico io, lo dice il Tar del Lazio, che a giugno, accogliendo il ricorso di Confedilizia contro i provvedimenti dei presidenti dei Municipi, ha sentenziato anche che la competenza è esclusivamente del sindaco ai sensi di un preciso decreto legge del 2000. Nessun dubbio, quindi. Basta andarlo a rileggere». Il sindaco di Roma, allora, avrebbe paura di perdere voti? È solo per questo che non mette mano alla penna per firmare qualche ordinanza? «Dobbiamo pensare di sì. Anche Veltroni non può sfuggire all’evidenza».
Tredici anni di amministrazione di centrosinistra a Roma, eppure c’è gente che dopo tutti questi anni aspetta ancora nelle graduatorie l’assegnazione di una casa... «Il Comune di Roma ha interesse soprattutto a coprire le organizzazioni cosiddette parallele, legate ad Action, che vanno a occupare le case. Dietro c’è un chiaro ritorno elettorale. Perché non si assegnano le case a chi è regolarmente in graduatoria, invece di ricorrere sempre ai bandi speciali? Solo per accontentare queste organizzazioni di cui parlavo». Si riferisce, ad esempio, agli occupanti abusivi delle scuole? «Certo, al Comune fanno un bando speciale e gli trovano casa. Quelli che invece stanno in graduatoria con 10 punti, e rispettano la legge, restano beffati. C’è gente che aspetta dal 1989... È troppo facile dire, come fa il Comune, che non ci sono case. Cominciassero a far rispettare le liste d’attesa».
Per l’Uppi, l’Unione piccoli proprietari - che pure recrimina «per il blocco degli sfratti, sarebbe il 35° in 50 anni», - la situazione oggi sarebbe migliore se si fosse dato seguito agli accordi fra Regione Lazio e Comune sulle aree di edilizia sociale. Col protocollo d’intesa del 23 marzo 2005, va ricordato, l’allora giunta Storace e quella Veltroni stabilirono che entro maggio 2005 si individuassero aree su cui attuare attraverso l’Ater programmi di Erp sovvenzionata promossi direttamente dal Comune, e programmi di edilizia agevolata-convenzionata di coop ed imprese destinati alla locazione. Un bel pacchetto. Per 5mila alloggi, pari a 20mila stanze. Che ne è stato? «Sembra che ora con la nuova giunta di sinistra stiano risolvendo il problema, - risponde il presidente provinciale Uppi, Angelo De Nicola - io non lo so, ancora non ci hanno detto nulla. So solo che sono stati fermi per tanto tempo, il Comune di Roma finora non ha concesso le aree. La responsabilità? Del Comune. Secondo me, sono le istituzioni locali che devono affrontare il problema casa. Lo Stato può fare delle proroghe, ma se le proroghe non sono seguite da un programma serio a livello locale, non serviranno mai a risolvere il problema».
Ed è anche guerra di cifre. Se per l’Unione Inquilini gli sfratti esecutivi in arrivo sfiorano il numero di 3mila, di parere quasi opposto è l’Uppi, Unione piccoli proprietari: «A Roma sono appena 600, c’è molta esagerazione, molto allarmismo creato ad arte».