I piccoli segreti dell’ultima grande «divina»

Torna per la seconda volta la mostra che raccoglie abiti di scena, oggetti personali e lettere d’amore della Callas

Per la seconda volta a Roma, la mostra documentaria dedicata a Maria Callas, a trent’anni dalla morte; finalmente in un posto più visibile, nello spazio AuditoriumArte, del Parco della Musica, mentre al suo primo approdo nella capitale, alla fine dell’anno scorso, era stata allestita in un luogo defilato, il Museo degli Strumenti musicali, in piazza Santa Croce in Gerusalemme. Rispetto alla prima, questa seconda esposizione romana ha qualche cimelio particolarmente prezioso: un paio di sandali da sera di Emilio Pucci, rubato proprio nella mostra romana ed ora rifatti identici dalla nota maison fiorentina; un abito, oggetto di un «furto d’amore» ad Atene, fatto pervenire da anonimo all’Ambasciata italiana nella capitale greca soltanto pochi giorni fa, in tempo per essere esposto a Roma (in seta chiaro, con enormi fiori colorati che la Callas aveva donato alla sua cameriera, dopo che lo aveva indossato per posare per Caselli, in occasione di un celebre ritratto del 1957); infine, il vestito di scena, stile impero, che la divina Maria indossò per La vestale della Scala, 1954, regista Visconti, e che reca i segni dell’incendio alla Fenice di Venezia, dove vi era esposto all’epoca del tragico evento.
Soprattutto abiti di scena, dunque, per ripercorrere, attraverso i più importanti ruoli, la carriera di Maria Callas, la più grande cantante, anzi interprete del secolo scorso, finita come donna tragicamente a Parigi, alla maniera di Manon, «sola, perduta, abbandonata». Ma ci sono anche gioielli indossati dalla cantante nelle varie opere, e lettere. Alcune delle quali molto importanti, come quelle di Pasolini, l’unico vero ed eterno amico che le dedicò anche alcuni ritratti (esposti nella mostra romana), e quella di Onassis che, spudoratamente, le dichiarava il proprio amore una trentina di giorni prima di sposare Jacqueline. Una mostra per alimentare il feticismo? No, un modo per avvicinare le giovani generazioni a un’artista senza pari che ha cambiato la storia dell’interpretazione musicale e che ancor oggi genera interesse e devozione. Il sito della fondazione Callas (www.callas.it) animata da Bruno Tosi in pochissimi anni è stato visitato da 25 milioni di internauti. Ed è bene sapere che di dischi della Callas se ne sono venduti in quantità dieci volte superiore a Pavarotti, che pure è un campione di vendita. La mostra è stata ideata dal capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale Michele Baldi.
Auditorium Arte. «Maria Callas 1977-2007 Mostra documentaria». Aperta fino al 22 luglio. Tutti i giorni dalle 17 alle 21. Il sabato dalle 11 alle 21. Ingresso gratuito.