I piloti sfidano Alitalia: è sciopero La Cai resiste: "Ne assumeremo altri"

Programmati 15 giorni di sciopero: <strong><a href="/a.pic1?ID=304881">le sigle paralizzano i cieli per difendere i privilegi</a></strong> nonostante l'azienda sia in crisi. Ma la Cai resiste all’assalto
finale del &quot;fronte del no&quot;: è pronta a chiamare dipendenti di altre
compagnie. Tra i partner favorita Air France: verserebbe 200 milioni per il 20% della nuova compagnia. <strong><a href="/a.pic1?ID=304876">Matteoli: &quot;Il governo non si farà intimidire&quot;</a></strong>

Roma - Il «fronte del no» tenta l’assalto finale, ma Cai lascia a terra i sindacati autonomi di piloti e hostess ribadendo che il tempo delle trattative è scaduto il 31 ottobre. Lo scontro si è inasprito ieri, quando le sigle ribelli di Alitalia hanno annunciato una raffica di scioperi: Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e Sdl hanno invitato gli iscritti a incrociare le braccia per 15 giorni distribuiti dal 25 novembre al mese di maggio del prossimo anno. Hanno chiesto a Cai un incontro «urgentissimo» per riaprire il tavolo sui contratti e sui criteri di selezione del personale del nuovo gruppo, lamentando la «gravissima situazione» provocata dalla «rigida chiusura» di Cai.

Una guerra di nervi, insufficiente però a mutare la rotta tracciata dalla cordata di imprenditori italiani disposti a salvare Alitalia rilevandone gran parte delle attività sotto la guida del presidente Roberto Colaninno. Dopo una giornata di contatti serrati con legali e consulenti, Cai ha infatti respinto ogni attacco in una dettagliata lettera indirizzata ai ribelli. Due pagine dal sapore giuridico (trasmesse anche alla presidenza del Consiglio e al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi) dove Colaninno e l’ad Rocco Sabelli ribadiscono «che la fase di definizione dei criteri di scelta e della disciplina collettiva applicabile al personale dipendente della Compagnia aerea italiana deve ritenersi conclusa il 31 ottobre scorso» con gli accordi sottoscritti a Palazzo Chigi. Nella missiva che risponde al carteggio sindacale del 6 novembre, Cai ricorda poi che assumerà 12.639 persone, selezionandole in base ad esigenze industriali e tenendo conto dell’anzianità aziendale. In sostanza secondo Cai il contratto sottoscritto con le quattro sigle confederali (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt trasporti e Ugl) rispecchia appieno l’accordo quadro precedente mentre alcune richieste sono state respinte perché superano tale spirito.

Malgrado la porta del dialogo resti aperta, Colaninno va avanti. Pronto, in mancanza di un ripensamento della base, a utilizzare ogni mezzo. A scavalcare il muro dei sindacati procedendo alla chiamata nominativa dei piloti per convincerli o a cercare tra i concorrenti come Ryanair.

La decisione potrebbe scattare non appena sarà completato l’iter dell’offerta vincolante (che scade a fine mese) e in ogni caso in tempo per rendere la nuova Alitalia operativa da dicembre. In settimana, intanto, è atteso il verdetto della Ue sull’offerta e sul prestito ponte (probabilmente mercoledì) e forse anche il parere di Fantozzi. Cui seguirà la scelta dell’alleato internazionale: quasi sicuramente Air France che verserebbe 200 milioni in cambio del 20% della nuova compagnia ma senza interferire nella gestione per alcuni anni (a differenza di quanto chiede invece l’altra pretendente Lufthansa).

Colaninno vuole quindi rispettare l’agenda, a dispetto dell’assemblea convocata questa mattina dai sindacati ribelli a partire dalle ore 9 nella sala mensa di Fiumicino; con tanto di invito agli iscritti a raggiungere in auto un appuntamento che si preannuncia molto affollato così da aumentare ingorghi e disagi per le famiglie italiane già alle prese con lo stop di treni e mezzi pubblici.

Gli autonomi sono saliti sulle barricate e «costantemente riuniti in una unità di crisi» denunciano «la gravissima situazione» provocata dal «perpetuarsi dell’atteggiamento di rigida chiusura adottato da Cai, fortemente sostenuta dal governo». Secondo i ribelli, Cai, «con la complicità di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ha stravolto e disatteso i contratti collettivi di lavoro già concordati e sottoscritti a settembre a Palazzo Chigi da tutte le sigle sindacali e dal governo».