I piloti: situazione gravissima No alle condizioni di Spinetta

da Milano

I piloti, la categoria di Alitalia che negli anni si è più spesa per un’alleanza con Air France, oggi sembrano lo scoglio più duro da superare nella trattativa. Il «no» alle condizioni offerte da Jean-Cyril Spinetta è molto rigido. «La situazione è gravissima, senza precedenti» si accalora il comandante Fabio Berti, presidente dell’Anpac, la più numerosa sigla di categoria (1.140 piloti iscritti sui 2mila di Alitalia). «Il piano intende tagliare 541 posti, il 27% della popolazione dei piloti; tutti, con diversi meccanismi, in cassa integrazione. Poi c’è l’inspiegabile e inaccettabile chiusura sul cargo».
Perchè inaccettabile?
«Perchè la chiusura è totale, non c’è stato il minimo tentativo di trovare delle soluzioni».
E perchè inspiegabile?
«Perchè gli aerei dell’Alitalia lavorano con un carico del 77% contro il 62% di quelli Air France».
Ma il cargo Alitalia perde all’incirca 70 milioni su 220, un’enormità.
«Perchè Alitalia vende male il servizio e il prezzo del carburante (che rappresenta il 40% dei costi) non è coperto da assicurazioni: siamo completamente scoperti. In più gli Md11 della flotta sono aerei che consumano molto».
Tutti sono sorpresi che ci siano 134 piloti per cinque aerei soltanto, ovvero 27 per aereo.
«Il cargo ha un network complicato e meno razionale del settore passeggeri, con equipaggi in sosta qua e là nel mondo; per i voli lunghi sono necessari tre piloti anzichè due. Comunque, la proporzione è in linea con il cargo Air France. Poi voglio che sia chiara una cosa».
Che cosa?
«Che la normativa contrattuale dei piloti Alitalia è meno restrittiva di quella di Air France. In altre parole, siamo più produttivi, possiamo andare più lontano in due soltanto. E quelli di Air France sono pagati il 30% in più».
Ma Air France ha offerto di riassorbire 180 piloti.
«È un intervento minimo, su 541. Poi, attenzione: sarebbero 60 all’anno, passando per la cassa integrazione. Entrerebbero in Air France quando necessario, dopo una selezione specifica, ultimi per anzianità, con carriere azzerate e dubbi sulla continuità del sistema previdenziale. Inaccettabile».
Ma voi che cosa chiedete?
«Che non si rinunci al cargo, che se ne discuta come è stato fatto per altre attività».
Lei pensa che la vostra richiesta sarà accettata?
«No, non credo. La trattativa mi sembra compromessa. Rispetto al mio ottimismo di carattere, oggi sono decisamente pessimista».
Il fronte sindacale non è compatto?
«Prevalgono le posizioni negative. Non solo da parte dei piloti».
Ma dopo l’ultimo incontro erano sembrati visibili alcuni ammorbidimenti e qualche progresso nella trattativa.
«Penso che qualcuno abbia voluto far passare questo spirito. Ma mi creda, non è così».
Ma se dite di no vi assumete una bella responsabilità.
«Il no lo stanno cercando loro: i responsabili non siamo noi. Avevamo già indicato chiaramente ai vertici di Alitalia quali erano i nostri punti fermi».
Quali erano?
«Avevamo detto: non più di 32, massimo 34 macchine a terra. Invece ce ne siamo ritrovate, nel piano, 37, più i cinque cargo: in tutto 42, su una flotta complessiva che oggi è già scesa a 178 aerei».
Ma se si rompe la trattativa?
«È un grosso punto interrogativo. Alitalia garantisce la mobilità del Paese: chi governa ha precise responsabilità. Alitalia non deve fallire, ognuno ha fatto la sua parte. Air France doveva fare una proposta sostenibile. Non è colpa nostra se Alitalia ha dato il via libera a un’offerta non sostenibile».
E adesso che cosa potrà succedere?
«Non lo so proprio. Staremo a vedere».