I piloti tornano a terra: «C’è poco da applaudire»

«Se è del sindacato se ne vada subito di qui. Su-bi-to!». Tira aria pesante al centro equipaggi Alitalia di Malpensa e dei confederali, non ne vogliono sentir parlare. Rabbia e amarezza. Entrano ed escono: divise impeccabili e volti preoccupati. «Non c’è niente da ridere», dice mentre aumenta il passo tirandosi dietro il suo trolley. È appena arrivata da Tunisi, lavora come hostess in Alitalia da 22 anni, «ma il nome non glielo dico», precisa. E però, prima di sparire dentro la sua auto, torna indietro: «Quando ho visto i miei colleghi che esultavano a Malpensa, mi è venuta la pelle d’oca».
Mentre a Roma si festeggiava, nello scalo varesino piombava il silenzio. L’unico rumore: «Sky tg24, per seguire passo passo la trattativa». Il giorno dopo il clima non è cambiato. «Disapprovo completamente quelle grida - racconta un comandante appena atterrato - anche se si poteva fare di meglio per quell’accordo, non si può certo gioire per un fallimento».
Morta la trattativa, scatta il piano B. «Ho già cominciato a guardarmi intorno - racconta Gabriele, steward da 10 anni, mentre tira fuori dalla tasca della divisa un plico di curriculum -. Anche se ho famiglia qui a Milano, a questo punto non mi rimane che puntare all’estero».
Gira la ruota della fortuna. Mauro Lorenzoni da una decina d’anni pilota gli aerei di Air Vallee e «per la prima volta da quando sono stato assunto - racconta - i colleghi hanno cominciato a chiamarmi per sapere se da noi stanno cercando personale». Ironia della sorte, «di solito ero io a contattare loro. Ma, da due giorni, la musica è cambiata».
Voli regolari a Malpensa, qualche cancellazione a Linate, «ma solo per motivi tecnici - assicurano da Alitalia - la rottura delle trattative non c’entra nulla». Di fronte alla biglietteria del terzo piano c’è uno di quei distributori di numerini per regolare la coda. E però ieri, a dire la verità, nessuno ha dovuto utilizzarlo. Sportelli quasi vuoti, file neanche a parlarne. «Mi chiedono se posso garantirgli che il volo partirà - racconta Sergio dietro il bancone - se al posto loro, io lo comprerei... E io che posso dirgli? Qui nessuno sa che fine faremo».
L’unica certezza: ieri Trenitalia è stata costretta ad aggiungere due convogli sulla tratta Milano-Roma e il motivo è chiaro: negli ultimi tre giorni è stato registrato un aumento della vendita dei biglietti pari al 12 per cento. «Almeno so per certo che arriverò a destinazione», spiega un passeggero prima di salire sull’Eurostar delle 15,10 da Centrale a Termini.
Non tutto è perduto. «So che il Governo tenterà in ogni modo di ritrovare il bandolo della matassa», assicura il presidente Roberto Formigoni. Gli scali milanesi? «Per Malpensa io sono assolutamente ottimista, già in questi mesi l’aeroporto ha dimostrato di saper crescere con altre compagnie. Dunque noi ce la faremo». Positivo anche Filippo Penati: «È venuto il momento che questa vicenda si sganci dagli aeroporti di Milano, lasciando la parola al mercato». La sua ricetta: «A Linate si mantengano i voli point to point e Malpensa sia un grande aeroporto intercontinentale». La garanzia: «Se si parte dal sistema Sea e si lascia libero il sistema di avere collaborazioni idonee, il mercato farà la sua parte».