I pirati battuti da un messaggio in bottiglia

Un messaggio in bottiglia, come nel racconto su Robinson Crusoe; l’equipaggio che si barrica in un’area blindata della nave facendosi beffe dei pirati; la reazione della flotta Nato comandata da un contrammiraglio italiano. Sono i fattori determinanti della liberazione del Montecristo. La nave mercantile che era stata abbordata lunedì all’alba dai bucanieri somali, che ieri si sono arresi ai corpi speciali dei Royal marines britannici nel bel mezzo dell’Oceano indiano.
«Il sistema ha funzionato. Ieri abbiamo ricevuto l’allarme lanciato dal comandante del Montecristo, quando sono stati attaccati dai pirati» racconta al telefono con Il Giornale il contrammiraglio Gualtiero Mattesi. A bordo del cacciatorpediniere Andrea Doria comanda cinque navi Nato impegnate nella missione anti pirateria «Scudo dell’Oceano». Al momento dell’abbordaggio, Diego Scussat, il capitano veneziano del mercantile italiano, ha premuto il pulsante d’allarme che invia un messaggio in codice, con le coordinate della nava. A bordo c’erano anche degli addetti alla sicurezza, che si sono rivelati fondamentali: Pietro Marras, di Nuoro ma residente a Pisa, Massimiliano Sassi, di Parma, Carlo Di Folco, di Roma e Alessio Mascherano, di Prato. Il loro compito era addestrare l’equipaggio alla difesa passiva contro i pirati. Dalla teoria alla pericolosa realtà, il passo è stato breve. Due barchini con undici corsari provenienti da una nave madre hanno attaccato il Montecristo. «L’equipaggio si è barricato nella cittadella, una zona blindata nel castello di poppa della nave - spiega il contrammiraglio -. Dall’interno il comandante ha continuato a governare parzialmente la nave, ma non potevano comunicare perché i pirati avevano distrutto tutte le radio». La marina militare ha capito che qualcosa stava andando per il verso giusto monitorando il mercantile, che andava verso l’Oman e non la Somalia. «Ho ordinato subito alle due unità più vicine di intercettare il Montecristo», conferma Mattesi. La fregata Usa De Wert, più veloce, è arrivata per prima ieri mattina. I marinai americani hanno fatto ululare le sirene e intimato ai pirati di arrendersi ma non sapevano come fosse realmente la situazione sul Montecristo. Ovvero se i pirati avessero preso ostaggi, oppure no, fra i 23 membri dell’equipaggio, compresi 7 italiani, oltre a indiani e ucraini. «A bordo sono stati così scaltri da lanciare in mare dalla cittadella fortificata, dove i pirati non erano riusciti a entrare, un messaggio in una bottiglietta di plastica», racconta il contrammiraglio sottolineando il dettaglio. Sul foglietto recuperato dagli americani non solo c’era scritto che tutti stavano bene chiusi nell’area blindata, ma anche che i pirati erano 11. Poi è apparso sulla poppa anche uno striscione di Sos, dove erano riportate le stesse informazioni. Dalla fregata avevano cominciato a fotografare i pirati armati di lanciarazzi Rpg e fucili automatici.
A Roma il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dava la luce verde per il blitz. La seconda nave giunta a intercettare il Montecristo era la britannica Fort Victoria, con squadre di Sbs, i corpi speciali della marina, ed elicotteri. «Ho parlato con il ministro della Difesa inglese, Liam Fox, convinto che si debba lanciare un blitz quando l’equipaggio è in pericolo di vita o sia relativamente al sicuro come sul Montecristo», spiega a Il Giornale La Russa. «I Royal marines hanno cominciato a girare attorno alla nave sui gommoni con le armi spianate. Un elicottero inglese teneva sotto tiro il Montecristo dall’alto. I pirati si sono arresi senza sparare», racconta il contrammiraglio. Alle 15.20 ora italiana i bucanieri somali sono usciti sul ponte con le mani in alto. Le armi le hanno gettate in mare. L’incubo del Montecristo era finito in poco più di 24 ore. «Mi sono spaventato, hanno usato i bazooka», ha detto al telefono in serata ai familiari il 22enne Luca Giglioli, il più giovane marinaio italiano del Montecristo.
Il ministro La Russa spiega che «sarà la magistratura italiana a decidere la sorte dei pirati». E ieri la Difesa ha dato il via libera alla scorta alle navi italiane: 10 team da 6 marine italiani ciascuno.
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