«I piromani hanno dichiarato guerra al Paese»

Una battaglia contro dei criminali. Una battaglia che ha lasciato sul campo già troppi morti. L’Italia intera scaglia il suo odio contro quelli che oggi nessuno ha più paura di chiamare «assassini». E anche la politica si infiamma dopo le prime notizie sulle vittime di Peschici. Ci si interroga sui tempi nei soccorsi. Quest’ondata di incendi lascerà, oltre alla terra bruciata, anche una scia di polemiche. Perché ormai è chiaro che, dietro questa estate di fuoco, ci sono le menti di piromani. Non si può più parlare di casualità o di caldo record. Qui c’è un disegno preciso di rovina e devastazione. Una situazione drammatica senza precedenti, per il nostro paese. Il ministro Arturo Parisi arriva a mettere in campo l’esercito per fronteggiare l’allarme incendi. «Un gravissimo stato di emergenza», lo definisce il titolare della Difesa, mettendo a disposizione le forze armate per aiutare la Protezione civile. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, segue da Roma. Ordina: «Fare tutto il possibile per gli aiuti». E il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, gli fa eco: «Pianificare a livello centrale tutte le risorse a disposizione, per garantire la massima copertura di mezzi in ogni regione».
E poi, dalle istituzioni, si alzano mille voci bipartisan. Dolore e lutto. E caccia ai colpevoli. Già, perché, finita la conta dei morti, bisognerà cercarli, visto che di incendi dolosi si tratta. «È una battaglia contro criminali», dice il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Parla davanti al castello di Capestrano avvolto dal fumo intenso e dalla fuliggine spinti da un forte vento caldo. Dentro parteciperà a un incontro con i sindaci di molti paesi minacciati dal fuoco: «Sappiamo benissimo che si tratta di fenomeni dolosi provocati in modo scientifico e criminale per creare disagio». Dietro i roghi c’è quasi sempre la mano dell’uomo: nel 60% dei casi sono di origine dolosa, in un altro 15% colposi, nel 21% «dubbi». Solo il 3% degli incendi avviene per cause naturali. Un dato che spinge Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, a pensare «a un impegno straordinario», a una specifica task force dei Noe (carabinieri) in collaborazione con la Forestale, per «assicurare alla giustizia gli eventuali responsabili». Ma ieri le priorità erano altre: salvare vite umane e arginare le fiamme. È stata una giornata caotica: incendi ovunque, e la gravità della situazione in Puglia non la si è capita subito. Nel primo pomeriggio il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha interrotto i lavori del consiglio, per raggiungere Bertolaso sul Gargano. «È giusto che le autorità corrano lì». Anche per chiedere «al Governo, con un atto ufficiale, la proclamazione dello stato di calamità naturale. Lo sfregio del Gargano è un reato ambientale che coincide con un reato di strage».
Persino i lavori di Palazzo Madama sono stati interrotti per qualche minuto dal vice presidente del Senato Gavino Angius, per esprimere solidarietà. Ma poi è scattata l’ora delle polemiche. «Perché i ritardi nei soccorsi aerei?», chiede il responsabile di Forza Italia per il Mezzogiorno, Raffaele Fitto. «Le agenzie nazionali già alle 11.30 battevano notizie su evacuazioni in corso a Peschici, Vico e Vieste. È quindi presumibile che gli incendi si siano sviluppati già all’inizio della mattinata. E, stando alle dichiarazioni del Sindaco di Vieste, alle 14.24, quando ormai la situazione era drammatica, nessun mezzo aereo era ancora arrivato sul Gargano. Comprendiamo che c’erano fronti accesi anche in Calabria, Sicilia, Molise e Abruzzo, ma la situazione del Gargano era apparsa fin da subito la più grave». E Angelo Cera, presidente del gruppo consigliare Udc in Regione Puglia, denuncia leggerezze: «Prese sottogamba le “prove” di accensione delle scorse settimane, gli otto focolai appiccati tra Peschici e Vieste». Ma le polemiche non saranno solo sui soccorsi. I danni in tutta Italia sono enormi, e già altre Regioni, oltre alla Puglia, hanno chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Basteranno i soldi per tutti?
E poi, altri grandi punti interrogativi. Come evitare simili tragedie in futuro? Come fermare le mani omicide che, per ragioni di interesse o per semplice perversione patologica, danno fuoco a ettari di risorse ambientali? Intanto, alcune istituzioni, tra cui il Comune calabrese di Castrovillari e la Provincia di Nuoro, iniziano a sporgere denuncia contro ignoti e a costituirsi come parte civile. Perché qualcuno, prima o poi, dovrà pagare. E non solo per i danni ambientali. Ci sono dei morti, questa volta. Già in tanti chiedono un inasprimento delle pene. «Tolleranza zero», tuona il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. Ma non solo punire. Serve un piano di prevenzione e meccanismi dissuasivi. «Uno strumento come la legge sui catasti degli incendi - suggerisce ancora Bonelli - che prevede l’impossibilità di trasformazione urbanistica delle zone bruciate».