I Placebo cantano un dramma Ma poi ne fanno una parodia

Ovvio che se ne parli e riparli. Il video di Song to say goodbye dei Placebo è una martellata sul cuore di chi dal rock si aspetta solo evanescenti lustrini. Un bambino, neanche un ragazzino, si ritrova il padre demolito dalla depressione. Sguardo fisso. Gesti irrazionali. Follia. Nel più triste rovesciamento dei ruoli, è lui a occuparsi del genitore e il bravo Philippe Andrè lo filma persino mentre guida l’auto, lui bambino, con il papà seduto a fianco, rincretinito. L’atmosfera è sconvolgente soprattutto perché nella realtà è più frequente di quanto si pensi. La polverizzazione della famiglia, l’inversione dei ruoli, persino gli orientamenti giurisprudenziali in materia di diritto matrimoniale hanno trasformato questo quadro da semplice paradosso ipotetico a realtà sempre più incalzante. Bravi Placebo. Ma c’è un ma. Il coup de théâtre finale, con il protagonista che accompagna il padre in auto e poi lo consegna alle infermiere di una clinica psichiatrica, annulla l’effetto. Puf! Da aiuto potente e purtroppo realistico, il bambino viene trasformato in regista onnipotente ma non più credibile. Una scelta spettacolare ma anestetizzante e perciò addio allo sgomento terapeutico che ci aveva accompagnato fin lì. Peccato, peccato davvero.

PLACEBO - Song to say... (Virgin)