I Pm chiudono l’inchiesta sul caso Speciale Visco rischia il processo

La Procura di Roma termina le audizioni dei testimoni. A settembre deciderà sul viceministro indagato per minacce all’ex capo della Gdf e abuso d’ufficio

da Roma

È stata chiusa l’indagine della Procura di Roma sul caso Visco-Speciale, ma solo a settembre i magistrati decideranno se archiviare o rinviare a giudizio il viceministro per l’Economia, indagato per minacce e tentato abuso d’ufficio per le pressioni che avrebbe esercitato, secondo l’allora comandante della Guardia di Finanza, per ottenere il trasferimento di 4 ufficiali che indagavano in Lombardia sulle scalate bancarie e Unipol.
Nei giorni scorsi il pm Angelantonio Racanelli, titolare dell’inchiesta con il procuratore capo Giovanni Ferrara, ha sentito come testimone il generale Rolando Mosca Moschini, consigliere militare del Presidente della Repubblica, ex comandante generale delle Fiamme gialle e già capo di Stato Maggiore della Difesa, oltre ad altri ufficiali della Guardia di finanza.
Gli inquirenti dovranno ora esaminare il quadro emerso dalle numerose audizioni fatte in questi mesi e dagli atti, compresi quelli dell’inchiesta aperta lo scorso anno sulla stessa vicenda dalla Procura militare. E alla ripresa dell’attività giudiziaria a piazzale Clodio, a settembre, decideranno come procedere: se chiedere l’archiviazione nei confronti di Visco o procedere al deposito degli atti, che prelude a una richiesta di giudizio. A quel punto la difesa dell’unico indagato avrà 20 giorni di tempo per chiedere ai pm di risentire il proprio assistito, dopo di che i magistrati presenteranno le proprie conclusioni, su cui dovrà pronunciarsi il Gip.
L’inchiesta è stata aperta lo scorso 25 giugno, dopo la diffusione da parte del Giornale dei verbali delle accuse a Visco di Speciale davanti all’Avvocatura Generale dello Stato. Il 1° giugno il generale è stato rimosso dal vertice delle Fiamme Gialle, con destinazione Corte dei conti, e sostituito con Cosimo D’Arrigo. Con lo stesso provvedimento il Consiglio dei ministri ha preso anche atto che il viceministro per l’Economia rimetteva la propria delega alla Guardia di finanza nelle mani del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.
La prima mossa di Speciale è stata, però, quella di rifiutare la nuova poltrona alla Corte dei conti, mettendo tutti in imbarazzo. La magistratura contabile si è trovata in difficoltà, apparsa all’opinione pubblica come rifugium peccatorum. E proprio nella delicata fase in cui doveva vistare il decreto del governo di rimozione di Visco e nomina del successore. Un difetto di motivazione del provvedimento ha provocato il blocco temporaneo dell’insediamento di D’Arrigo e una «indagine supplementare» della Corte sulla regolarità del provvedimento.
Il governo Prodi pensava con la rimozione-sostituzione di chiudere la vicenda, ma ha invece alimentato nuove controversie, polemiche, denunce e ricorsi. L’opposizione, ma anche settori interni alla maggioranza, hanno insistito perché Visco spiegasse al Parlamento la sua verità, ma al Senato il 6 giugno si è presentato il ministro Padoa-Schioppa, che ha pronunciato un durissimo j’accuse contro Speciale, sostenendo l’urgenza della sostituzione per la sua presunta «slealtà e inadeguatezza». Parole che hanno indotto il generale a querelare ai primi di luglio, per «diffamazione e calunnie», sia il ministro dell’Economia che il premier Romano Prodi. La Procura di Roma ha deciso di trasmettere gli atti, a fine luglio, al Tribunale dei ministri.
Non basta: a fine luglio Speciale ha fatto ricorso al Tar, denunciando di essere stato rimosso in modo «illegittimo» e agli inizi di settembre dovrebbe esserci la discussione del caso. Il generale ha anche chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro.