I pm: «De Santis “fischietto armato” di Big Luciano»

Sarebbe intervenuto in almeno 12 situazioni «delicate» per la Juve e le società collegate. Ed è l’unico direttore di gara indagato anche per associazione a delinquere con Moggi ed altri 10 big del calcio

Massimo Malpica

da Roma

Nove arbitri e undici assistenti indagati e sospesi, altrettanti sfiorati dall’inchiesta e coinvolti dalle intercettazioni, senza contare i sospetti su designatori e vertici Aia. Due esponenti della classe arbitrale sarebbero tra i dodici mammasantissima della «cupola», accusati non solo di frode sportiva ma di associazione per delinquere. Da De Santis a Rocchi, da Rodomonti a Bertini, sono proprio i fischietti i protagonisti «passivi» degli accertamnenti dei carabinieri. Fra «combriccole romane» e assoluzioni pilotate al «processo di Biscardi», è impressionante la rete di relazioni tra arbitri, vertici federali, dirigenti. I fischietti rischiano il «rimprovero», la «censura scritta», la «sospensione sino a 2 anni», il «ritiro della tessera».
DE SANTIS

AL COMANDO
Il 44enne ispettore di polizia penitenziaria Massimo De Santis sarebbe pienamente organico al sistema, tant’è che è l’unico arbitro indagato anche per associazione per delinquere, insieme a Moggi e ad altri big del pallone. Ha un ruolo centrale nel sistema e un intero capitolo delle 4mila pagine dell’informativa sul calcio-sporco è dedicato al suo «apporto associativo». Per l’accusa è il «fischietto armato» di Moggi, chiamato in almeno 12 occasioni a risolvere situazioni delicate per i bianconeri e per le società «collegate». Così quando la Fiorentina rischia di retrocedere nonostante il «patto di resa» col sistema siglato dai Della Valle, per gli inquirenti tocca a lui intervenire. Spedito a Lecce all’ultima giornata, avrebbe pilotato la squadra di casa e il Parma su un pareggio per 3-3, prendendo di mira gli emiliani con i cartellini (sei i gialloblù squalificati), condannati a «spareggiare» con il Bologna per non retrocedere. Inquietante il racconto del giocatore del Parma Vignaroli agli inquirenti: «Durante la partita De Santis con tono di sfida disse che quella partita non l’avremmo vinta comunque». «Un’operazione chirurgica d’équipe», definisce Lecce-Parma il vicepresidente Figc, Innocenzo Mazzini. De Santis è indicato come l’autore del «delitto perfetto» in Fiorentina-Bologna 1-0, dove i suoi cartellini gialli privano gli emiliani di due giocatori per il successivo incontro con la Juve. L’arbitro di Tivoli è considerato l’«autore» della prima presunta condotta illecita, quella della primavera 2000, quando annullò all’allora parmense Cannavaro il gol sul campo della Juve alla penultima giornata. Proprio di questo ha parlato Carlo Ancelotti ai pm. Per i carabinieri «De Santis è creatura generata da Moggi e gestita sempre dallo stesso». E a suo carico pesano i «commenti» post partita: al termine di Lecce-Parma 3-3 ride con Mazzini delle lamentele emiliane, dopo Livorno-Siena 3-6 se la spassa raccontando i dubbi dell’attaccante amaranto Lucarelli («Mi ha detto: “Ma che devono vincere perché sono della Gea?”») e spiegando come ha irriso il presidente Aldo Spinelli che l’anno prima l’aveva attaccato. De Santis avrebbe influenzato anche le valutazioni su arbitri e assistenti degli osservatori dell’Aia, «suggerendo» i voti da assegnare a se stesso, ai suoi assistenti e agli arbitri «amici». D’altronde, secondo quanto detto ai pm dall’ex arbitro Rosario Coppola, il fischietto di Tivoli era «in grado di scegliersi gli assistenti di gradimento». Il suo nome campeggia infine nelle indagini sulla «combriccola romana», con Palanca, Ceniccola, Alessandroni, Ricci e Sergio De Santis. E su di lui l’Inter aveva commissionato un’indagine segreta dopo le confidenze ricevute dall’arbitro Nucini, che parlava di telefoni «sicuri» da utilizzare con Moggi e De Santis.
RODOMONTI

FISCHIETTO FIDO
Rappresentante 45enne, il teramano Pasquale Rodomonti è in A dal 1992. Nello scorso torneo ha arbitrato 22 partite: per le informative è un «fischietto fido» al sistema. Molti sospetti su Juventus-Udinese 2-1, per l’annullamento di un gol friulano e per alcuni fuorigioco dubbi. Che fanno dire all’udinese Valerio Bertotto, interrogato il 6 giugno, che «potevamo vincere questa partita se la terna arbitrale non avesse commesso questi errori». Altre partite nel mirino: Inter-Juve 2-2 e Milan-Brescia 1-1. «Rodomonti - si legge nell’informativa - nell’autunno ’94 fu ritenuto responsabile nella partita Juventus-Genoa 1-1 di aver assegnato ai liguri un gol fantasma». Nel 97-98, dopo 3 anni, tornò a dirigere la Juve in casa con la Samp e «quasi in una sorta di ingraziamento (da allora mai più interrotto) espulse il sampdoriano Laigle e convalidò un goal dello juventino Inzaghi viziato da palese fuorigioco». Lo stesso anno Rodomonti arbitra anche Empoli-Juve 0-1, nella quale «il portiere bianconero Peruzzi respinse la palla quando aveva abbondantemente superato la linea di porta, goal invece non convalidato». Nella sfida-salvezza Fiorentina-Atalanta, la sua designazione per gli inquirenti «fa emergere la sua appartenenza all’orbita moggiana», perché Mazzini rassicura il dirigente viola Sandro Mencucci sul nome dell'arbitro teramano: «Tutto a posto». Ma finirà 0-0.
I CARTELLINI

DI BERTINI
Aretino, 42 anni, promotore finanziario. È uno degli arbitri che per gli inquirenti distribuiscono cartellini gialli e rossi per favorire i bianconeri. Lo accusa il suo stesso assistente nella partita del 20 marzo 2005 tra Inter e Fiorentina (3-2), Gabriele Contini che dice al dirigente milanista Meani: «Guardati l'ammonizione di Viali, è diffidato!». La giornata successiva i viola incontrano la Juventus (3-3, partita infatti contestata a Bertini anche se non l’arbitrava) e per Contini la sanzione che fa squalificare il difensore toscano non è casuale. Meani fa una ricerca e scopre che anche due giocatori del Messina, diffidati, erano stati ammoniti a Siena, nella gara che precedeva l’incontro con la Juve. L’arbitro? Sempre Bertini. Meani: «Due indizi fanno la prova». Gli inquirenti ne aggiungono un terzo: Bertini arbitra la prima gara del nuovo corso Della Valle-Moggi, a Bologna. Mazzini è entusiasta della designazione. È «un grande amico», spiega. Moggi si spende per Bertini dopo Juventus-Milan 0-0, con polemiche per la direzione di gara a senso unico. Lucianone interviene sul Processo di Biscardi: «Bisogna assolve l’arbitro con formula ampia».
IL MESSAGGIO

DI GABRIELE
L’inchiesta su calciopoli parte dal fischietto ciociaro Marco Gabriele, agente di commercio 32enne, con le verifiche dei rapporti intercorrenti tra lui e il collega Luca Palanca per storie di scommesse illegali perpetrate da calciatori professionisti, il Messina e la Gea World. Quando viene reintegrato a dicembre 2004, il presidente Aia Lanese avverte Moggi. Luciano è entusiasta: «Alla grande! E vai!». Gabriele è nel mirino per Roma-Juventus 1-2, dov’era quarto uomo e dove tiene il cellulare acceso, raccontano i carabinieri, su richiesta del designatore Paolo Bergamo. Quest’ultimo aveva chiamato la segretaria Fazi per dirle di far sapere a Gabriele di portarsi all’Olimpico «un telefonino sicuro», raccomandando alla donna di non chiamare lui ma la moglie. La Fazi obbedisce, poi per sicurezza chiama anche l’arbitro e si fregano entrambi. Gabriele ai pm ha detto che Bergamo nell’intervallo mandò un sms: «Attenzione, gol Juve fuorigiuoco».
DONDARINI

IL KILLER
L’assicuratore di Finale Emilia ha un nomignolo antipatico nelle intercettazioni: il killer. Glielo affibbia un giornalista sportivo chiacchierando con Lanese la sera dopo Chievo-Fiorentina 1-2. «Hai visto che il killer ha colpito a Verona?», domanda il cronista. Lanese: «Sì, vabbe’, era normale, te lo avevo detto io». «Gli avranno mandato dei segnali o ha capito da solo?», si chiede il cronista. Il presidente Aia non ha dubbi: «Ormai non si mandano segnali, loro telefonano prima delle gare, poi ti dico come lo so». Lo sapevano di certo Mazzini e il dirigente viola Mencucci che, rispondendo al vice di Carraro, dopo la designazione dell’arbitro commenta: «Bel lavoro, ho visto». E a fine partita Mazzini gongola: «Quando ci si mette le mani noi...». Altro incontro incriminato, Juventus-Lazio 2-1. Fallo laterale invertito, gol della Juve. E «il coinvolgimento di Dondarini - scrivono i carabinieri - emerge dalla intercettazione in cui Baldas (del Processo, ndr) chiama Moggi per sapere quali casi da moviola dovrà trattare». Moggi si raccomanda al moviolista di «non mettere la prova televisiva di Ibrahimovic». E Dondarini?, chiede Baldas: «Di’ che ha fatto un buon arbitraggio». Sotto il microscopio anche Samp-Juve 0-3. Prima del match Pairetto chiama l’arbitro: «Fai una bella partita». Dondarini: «Certo, con 50 occhi ben aperti», e Pairetto: «Ecco, bravo. Per vedere anche quello che non c’è...».
MESSINA

METÀ E METÀ
Il 43enne fischietto bergamasco, indagato per Lazio-Parma 2-0 e sfiorato per il per 3-1 della Lazio sul Livorno, per i carabinieri è coinvolto nella presunta operazione salvezza della squadra di Lotito, anche se non è «organico» alla cupola. Anzi. Quando dopo lo scippo di Siena-Milan 2-1 Meani ottiene due assistenti graditi, Messina quasi lo rimprovera, scherzando: «Cazzo! Ma li hai designati te i guardalinee o loro?». Anche il moviolista di Biscardi, Baldas, con Moggi si autoelogia per aver affossato Messina, evidentemente non nelle grazie del Dg bianconero, dopo una sconfitta del Messina con la Samp. Incontro che solleva le ire anche del presidente siciliano Franza, e dell’amico Moggi: «Ma a Messina gliela faccio da’ io la bastonata», dice il dg bianconero.
IL «LAZIALE»

ROCCHI
Il 32enne arbitro fiorentino è indagato per Chievo-Lazio 0-1, gara in cui «si adoperava - scrivono i pm - per il raggiungimento di un risultato favorevole alla squadra di Lotito». Che, a dirla tutta, quando Mazzini gli comunica il nome del fischietto designato, non sa nemmeno chi sia. Ma il vice di Carraro lo tranquillizza: «Si faccia dire nome e cognome e provenienza... sta bene!». A Verona la Lazio vince e due giocatori del Chievo vengono espulsi. Il magistrato Cosimo Ferri chiama Mazzini e lo ringrazia anche da parte dell’amico comune Lotito, Mazzini risponde: «Anche se ha un allenatore cretino». Parla di Papadopulo, che prima del match aveva criticato Rocchi.
TAGLIAVENTO

L’INNOMINATO
L’ultimo dei presunti «filolaziali» è l’arbitro ternano Tagliavento, finito indagato per Bologna-Lazio 1-2, con un rigore nemmeno troppo contestato dai bolognesi. Tagliavento, in effetti, è tirato in ballo indirettamente, ma per i carabinieri la «compagine moggiana» in quella 12esima giornata di ritorno «prosegue il suo impegno a favore della Lazio nella gara con il Bologna che porta all’ennesima contestata vittoria dei laziali». Il nome del direttore di gara però non salta mai fuori da chiacchiere o intercettazioni, anche se prima dell’incontro Lotito, al telefono con Mazzini, sembra caldeggiare un intervento: «Bologna è importante - dice - perché lo sai che m’ha detto Gazzoni? Ti faccio una dichiarazione al vetriolo...». Mazzini replica: «Te fai la dichiarazione, noi ci prendiamo i punti».
RACALBUTO

AGLI ORDINI
Il 44enne arbitro di Gallarate è coinvolto per Roma-Juventus 1-2 del 5 marzo 2005, quella con Gabriele «quarto uomo telefonico» a bordo campo e con una «direzione di gara unilateralmente a favore dei bianconeri», scrivono i carabinieri. Concede alla Juve un rigore così dubbio che se ne lamenta persino Carraro con Bergamo: «Quando un arbitro dà un rigore al limite dell’area vuol dire che gli scappa che la Juve debba vincere». Moggi per proteggere la squadra dagli attacchi chiama Biscardi e gli detta la difesa mediatica. Per i carabinieri Racalbuto è anche tra i direttori di gara più attivi ad ammonire diffidati o a espellere calciatori in vista di partite con la Juve. Moggi dopo un contestato pareggio della Juventus a Cagliari (1-1, gol bianconero viziato da un fuorigioco netto di Trezeguet) sembra preoccupato dalle dichiarazioni del presidente sardo Cellino contro il direttore di gara. Teme un’inchiesta federale. Così, scrivono i carabinieri, «diffida l’apparato istituzionale a intraprendere eventuali azioni nei confronti di Racalbuto». Lucianone chiama Ghirelli e osserva sdegnato: «Ma come, mettete sotto inchiesta un arbitro?». Intimorito il segretario della Figc sussurra: «Ma quale inchiesta! È semplicemente sentito dal punto di vista del sentire».