I pm e Mastella: «Estradizione subito»

La procura generale di Milano avvia le procedure per chiedere il rientro in Italia. Mentre a Strasburgo la Corte europea dei diritti boccia il ricorso dell’ex latitante


Abitava a Rio De Janeiro: un monolocale con angolo cottura nella zona di Copacabana. Ora i poliziotti dell’Ucigos aspettano la perquisizione, rallentata dalle procedure, per illuminare meglio gli ultimi mesi di Cesare Battisti. Addosso gli hanno trovato un’agenda, un cellulare, due carte di credito, diverse schede telefoniche. Il prefetto Carlo De Stefano, direttore dell’Ucigos, non ha dubbi: «Il latitante aveva un notevole giro di coperture». Qualcuno lo ha aiutato e gli ha dato i soldi per vivere in clandestinità fino a domenica.
La macchina dell’estradizione si è già messa in moto. A Milano il sostituto procuratore generale Nunzia Gatto ha iniziato a preparare il dossier che verrà inviato alle autorità brasiliane, il ministro Clemente Mastella assicura a sua volta «tempi più rapidi possibile». Insomma, la sensazione è che almeno sul versante italiano si farà di tutto per cicatrizzare finalmente una ferita aperta almeno dal 1981, l’anno in cui il terrorista dei Proletari armati per il comunismo evase dal carcere di Fossombrone.
Anche da Strasburgo rimbalzano cattive notizie per Battisti: la Corte dei diritti dell’uomo conferma che il suo ricorso contro l’Italia è stato bocciato senza appello. Battisti contestava la condanna all’ergastolo per gli omicidi dei Pac con un ragionamento che assomiglia a quello del gatto che si mangia la coda: quella sentenza era arrivata in contumacia. Per la Corte però Battisti ha «rinunciato in maniera non equivoca al suo diritto di comparire personalmente e di essere giudicato in sua presenza». In poche parole, è scappato. E poi il processo, demonizzato con toni quasi surreali dalla gauche francese, è stato limpido e cristallino: «Il richiedente - prosegue Strasburgo - che aveva deliberatamente scelto di restare in una situazione di fuga dopo l’evasione del 1981, era effettivamente assistito da diversi avvocati, da lui specialmente designati durante la procedura».
Solo in Francia, quella Francia che gli ha accordato ospitalità dall’inizio degli anni Novanta al 2004, si alzano ancora voci in sua difesa. Il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe chiede il «rispetto del diritto e della parola data dalla Francia»; il leader socialista Francois Hollande, compagno di Ségolène Royal, ripete che «non ci può essere estradizione senza un nuovo processo». Ma ormai l’affaire Battisti è una questione fra Italia e Brasile e poi anche il calendario elettorale gioca a sfavore dell’ex terrorista: i candidati alla presidenza della Repubblica rischiano di scivolare facilmente su un argomento così delicato. In ogni caso la carta del diritto al processo equo verrà giocata dai difensori Eric Turcon ed Edgar Vincensini, partiti dalla Francia alla volta del Brasile. Il “prigioniero”, intanto, è stato trasferito a Brasilia.
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