Per i pm i deputati si arrestano tra di loro

Il procuratore di Napoli Lepore ha fatto incarcerare l’onorevole Papa e ora lo deride: spedito in cella dai suoi colleghi. Aperta un'inchiesta sulla denuncia del politico contro Woodcock

Non riesce proprio a trattenersi. Giovandomenico Lepore ce l’ha con Alfonso Papa, il deputato del Pdl parcheggiato in una cella di Poggioreale da quasi tre mesi, e alla fine si lascia andare a una polemica un tantino sguaiata: «Capisco il suo stato, stare in galera fa male, ma non deve dimenticare che chi ce l’ha mandato è stato il Parlamento».
Non ricorda Lepore che la Camera ha solo ratificato le accuse formulate dalla magistratura: è stata la procura che lui dirige a chiedere al Gip le manette e il Gip a sua volta ha trasmesso l’incartamento a Montecitorio. Certo, il voto dell’Aula è stato sorprendente, ma questo non cambia la situazione e non è molto elegante che Lepore giochi a scaricabarile. In ogni caso sarà Perugia a pesare le parole di Papa.
Il capo della Procura è ormai un personaggio, ha acquistato una certa confidenza con le telecamere, concede interviste ai giornali, insomma è sulla nuova strada per emulare i grandi speaker in toga degli anni Novanta, i Borrelli e gli altri Pm che sagomavano le esternazioni alla virgola. Lepore sta imparando in fretta, del resto Napoli è ormai il crocevia delle grandi indagini, è la frontiera della guerra ai potenti, è la trincea della magistratura militante. E il procuratore alterna frasi di maniera, battute rubate al cabaret, punture di spillo. «Io ho sempre detto agli ispettori che vengano - spiega, questa volta ai microfoni del Tg di La7 - ho usato anche una battuta: benvenuti al Sud». E così prova a disinnescare l’arrivo degli 007 del ministro Nitto Palma sovrapponendo loro le facce di Claudio Bisio e dei protagonisti di uno dei film più visti della stagione. In realtà Lepore ha preso sul serio la pesante accusa che Papa ha fatto filtrare da Poggioreale: «Mi scarcerano se parlo del premier». E allora se ne esce con un’affermazione per metà ovvia e per metà assai curiosa: «Ci vogliono delegittimare, forse qualcuno invidia i nostri risultati». Può essere, anche se sul punto ci sono pareri discordanti.
Anche l’ultima indagine sul presunto complotto ordito dalla coppia Lavitola-Tarantini ai danni di Berlusconi non è che abbia avuto finora risultati così importanti. In pochi giorni è accaduto di tutto e due Procure, Roma e Bari, procedono con tesi che fanno a pugni l’una con l’altra: a Roma il Cavaliere è vittima, a Bari è depistatore. Una cosa è sicura: Napoli, dopo aver fatto pressing sul premier per interrogarlo, ha perso l’incartamento per incompetenza. Ma Lepore, invece di preoccuparsi della figuraccia, si è precipitato davanti ai microfoni per colpirlo con una stoccata: «Se Berlusconi, dopo aver evitato il confronto con noi, si dice a disposizione della Procura di Roma, evidentemente si sente più garantito. Ma non posso dire che abbia mostrato un atteggiamento di leale collaborazione nei nostri confronti».
Se c’è un’occasione per tacere, Lepore la dribbla. Scandisce con la colonna sonora delle sue esternazioni l’andamento delle indagini. A fine giugno, in piena bufera P4, va nel salotto di Lilli Gruber, condanna in diretta la Guardia di finanza e punta il dito contro i politici: «Le notizie sull’inchiesta della P4 dall’interno del corpo della Guardia di finanza sono state portate all’esterno». E ancora: «Solo quando si toccano determinate persone si parla di polverone. In questi giorni stiamo subendo un’aggressione vera e propria. I politici si sentono intoccabili. Ma l’inchiesta è seria e non è una cosa gonfiata».
Oggi torna sulle fughe di notizie; dopo aver accolto con un ramoscello d’ulivo gli ispettori, non rinuncia alla stilettata: «La cosa che mi preme sottolineare è che si chiede l’ispezione per la fuga di notizie sulla conversazione fra Lavitola e il signor Berlusconi, ma nulla si dice per quanto riguarda la prima fuga di notizie, la più grave, che ha pregiudicato notevolmente le indagini e ha consentito a uno degli indagati di rimanere all’estero e di non venire in Italia. Su questo non si è mai chiesto al ministro di fare un’ispezione». Per Lepore ci sono due pesi e due misure. Se i quotidiani afferrano una scheggia dei dialoghi fra Berlusconi e Lavitola, allora il Guardasigilli si mobilita, se Panorama svela un’indagine riservata e compromette le intercettazioni in corso, non succede nulla. Anzi no, Lavitola, già lontano, prende il largo in America latina. E proprio su questo versante potrebbero esserci a breve novità. Lepore fa capire che forse la talpa è stata individuata o comunque i Pm sono andati avanti nel ricostruire quel che sarebbe accaduto. Intanto ce n’è per tutti, anche per Papa che, pure, langue in cella: «Continuo a non commentare le sue accuse. Dico solo che mi dispiace e non è la prima volta che Papa rivolge accuse simili che sono ovviamente prive di fondamento». Poi però si concede un commento piccolo piccolo, ma perfido: «Stare in galera fa male, ma deve capire che chi ce l’ha mandato è stato il Parlamento». Alla faccia della sobrietà.