I pm indagano sulla «testimonianza» di Fazio

L’atto verrà confrontato con le deposizioni già raccolte

Gianluigi Nuzzi

da Milano

I magistrati della Procura di Roma stanno per concludere le loro valutazioni sull’operato della Banca d’Italia. Antonio Fazio, per ora, non è indagato per abuso d'ufficio, ma di certo al procuratore aggiunto Achille Toro e al sostituto procuratore Perla Lori interessano molto le carte firmate dal Governatore, le sue valutazioni sulla scalata di Popolare italiana ad Antonveneta, le sue opinioni sulla banca guidata, sino agli inizi di agosto, da Gianpiero Fiorani. E soprattutto, in Procura vogliono misurare, parola per parola, la difesa tecnica che Fazio ha fatto dell'attività di via Nazionale. Non si spiegherebbe altrimenti perchè da qualche ora, chiuso nel suo studio, il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro stia studiando le 25 cartelle della relazione che l'inquilino di palazzo Koch ha letto lo scorso 26 agosto ai membri del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio del ministero del Tesoro. Senza tanto clamori, infatti, la procura si è fatta consegnare copia autenticata del documento dal capo della segreteria del Cicr, Antonio Loizzo. Dopo aver interpellato anche il ministro dell’Economia Siniscalco, Loizzo ha fatto fotocopiare la relazione e l’ha consegnata. Difficile considerare il fatto come ordinaria amministrazione. Occorre invece chiedersi perchè la procura di Roma abbia ritenuto indispensabile l'acquisizione in originale della difesa del governatore. Per meglio interrogare la dozzina tra funzionari, ispettori e impiegati di Bankitalia già convocati tra oggi e mercoledì in procura? Per meglio valutare le scelte del capo della vigilanza Francesco Frasca, indagato per abuso d'ufficio? O forse per preparare l'esame di Fazio? Difficile per ora dirlo. C’è comunque da ritenere che si intenda fare un uso ufficiale della relazione. Altrimenti per una mera consultazione sarebbe stato più semplice scaricare la relazione da Internet, evitando di coinvolgere il ministero dell’Economia.
Con questa acquisizione, in ogni caso, pare ormai agli atti l'intera documentazione realativa all’attività di via Nazionale. Dai primi contatti del giugno del 2004, dei quali tra l'altro accenna Fazio nella sua informativa sino appunto a quel confronto davanti ai ministri del Cicr a fine agosto. Di certo il documento, insieme alle motivazioni scelte dal Tar quando diede ragione a Popolare italiana, è un’efficace sintesi delle argomentazioni tecniche che potranno essere addotte, in futuro, da chi difende l'operato di via Nazionale. Ed è forse questo il motivo preminente che ha spinto la Procura ad acquisire il documento. Per confrontarlo sia con le deposizioni già raccolte sia con le versioni e i ricordiche verranno messe nero su bianco dai testi convocati.
Domani infatti per la terza volta verranno sentiti Claudio Clemente e Giovanni Castaldi, i due funzionari che espressero parere negativo all'Opa della Lodi. Oltre a loro, sono già stati convocati altri esponenti della banca centrale, come il braccio destro di Castaldi, Luca Zeloni, condirettore della divisione costituzioni e assetti proprietari sempre del servizio Cna, Vigilanza concorrenza normativa e affari generali. Sarà poi la volta di un gruppo di funzionari mai citati dai giornali ma ritenuti essenziali per la ricostruzione di quanto accaduto. Basti pensare a Enzo Serata della divisione analisi e interventi sugli enti creditizi. Serata partecipò alle quattro riunioni che tra aprile e luglio si tennero in via Nazionale tra i manager dell'allora Popo di Lodi e lo staff di Bankitalia. Al termine dell'ultima, il 5 luglio, Serata fece avvisare Fazio che avevano concluso i lavori. Insieme al collega Mauro Parascandolo, a Gennaro D'Amico e Attilio Savarè di Popolare italiana, ebbe poi un incontro con Fazio e il suo segretario particolare Angelo De Mattia.
Oltre a Serata gli investigatori hanno convocato anche anche gli ispettori Giampaolo Scardone e Nicola Stabile. Numerose furono le telefonate intercettate sia sui numeri di Stabile, sia di Scardone. Significativa è giudicata la frase pronunciata da Stabile a un suo interlocutore: «Tutta la vicenda è un fatto unico mai riscontrato in oltre un secolo di vita della Banca d´Italia. Ho la sensazione che comunque vada a finire ci saranno delle divisioni all´interno della banca, che se qualcuno ha sbagliato all´interno o all´esterno deve essere punito».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it