I Pm insistono contro il premier

da Milano

«Il Tribunale ha escluso che tra i corruttori vi fosse anche Silvio Berlusconi, con argomenti che non passeranno certo alla storia per il loro rigore logico». È questo uno dei passaggi chiave del ricorso della Procura di Milano contro la sentenza con cui i giudici della prima sezione penale, presieduti da Francesco Castellano, il 10 dicembre scorso, assolsero p il presidente del consiglio Berlusconi, accusato di aver corrotto i giudici romani per la vicenda Sme.
Nelle 136 pagine del ricorso, con cui i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo chiedono alla Corte d'Appello di «condannare» Berlusconi sono contenuti duri attacchi alla sentenza di primo grado: se da un lato parlano di argomenti illogici, confusioni, assenza di verifiche, dimenticanze, dall’altra «riabilitano» la figura di Stefania Ariosto, la superteste Omega che con le sue rivelazioni ha contribuito all'apertura delle indagini sulle «toghe sporche» e che il Tribunale, nelle sue motivazioni, aveva criticato.
E proprio alla superteste i due Pm dedicano più di metà del loro ricorso e ai giudici di primo grado, che avevano sostenuto che le sue dichiarazioni «sono piene di plurime e palesi contraddizioni», hanno risposto: il fatto che «ricordi difficoltosamente le date e che fatichi a collocare nel tempo i vari episodi è sintomo di genuinità della testimonianza, del suo non essere precostituita piuttosto che il contrario, atteggiamento opposto a quello del calunniatore». Boccassini e Colombo, oltre ad aver sottolineato che la teste Omega, nelle sue rivelazioni, non ha mai parlato di quanto conosceva ma di quel che, a suo dire, Cesare Previti (di lui hanno scritto che «frequentemente mente») le aveva confidato, hanno sottolineato dieci elementi «a riscontro» della loro tesi. Boccassini e Colombo chiedono che Berlusconi venga condannato «alla pena che riterrà di giustizia».