I pm: sui conti del manager "consulenze" da 1000 miliardi

da Roma
Nel filone italiano delle tangenti tedesche spuntano dieci milioni di euro girati proprio a Giuseppe Parrella che avrebbe agevolato la Siemens Ag nell’acquisto di una quota della Italtel, controllata da Stet (gruppo Iri). Le indagini della procura di Bolzano hanno evidenziato come l’ex boiardo di Stato abbia conservato il grosso del suo tesoro personale frutto di anni di mazzette riciclato in una miriade di conti off-shore con un reticolo infinito di versamenti che vanno dai 10mila dollari agli 800mila marchi tedeschi.
Le «società» estere riconducibili direttamente e indirettamente all’imprenditore campano si sviluppano lungo la direttrice di celebri paradisi fiscali come Panama (Chamade, Rabel, Kansas It, Goacup, Financiera Hyedra, Princesa e Beniamina, Clivo, Senruma, Sogemat, Birbel Incorporated), Liechtenstein (Agrint, Canwinn, Goldarrow, Greenstone, Launi Anstalt, Graphite, Gamefin, Bobhade Fam.Stiftung, Unistel) Lussemburgo (Doumaresque, Gaprim, Goart, Quen Finance Holding, Clarisse S.A.) oltre alle British Virgin Islands (Hohum Invest, Lafford Mark Ltd) e alle Antille Olandesi (Briony Company, Wintergreen Dvlp). Passaggi di denaro consistenti che non disdegnano nemmeno Paesi dove i controlli sono più ferrei, vedi il Canada (Danario Holding a Toronto), gli Stati Uniti (Great Mines Int. Corp.) l’Irlanda (Dissim Devel Ltd di Dublino) e la Danimarca (Great Mines Int. Aps).
In Italia l’attenzione degli investigatori si è invece concentrata sulla Mulbau di Bolzano, la Gold Europa di Vicenza e la Fin Busto di Milano, a loro volta collegate a teste di legno e una miriade di Spa. All’ex manager di Stato - stando all’accusa della procura - le tangenti venivano pagate all’estero e tornavano ripulite per il reinvestimento in Italia in attività commerciali e immobiliari grazie a fidati prestanome. Il certosino lavoro di ricostruzione societaria operato dalla Guardia di finanza ha permesso di quantificare in oltre 141 miliardi il «tesoro» di tangenti del supermanager (come si vede nel grafico) praticamente il doppio della maxi tangente Enimont. In particolare, per l’inchiesta Siemens- Italtel, gli inquirenti hanno scoperto che il 10 e il 17 marzo 2005, in coincidenza con accadimenti aziendali decisivi, arrivano su un deposito austriaco riconducibile a Siemens Ag importi per 9milioni e settecentomila di marchi tedeschi: l’equivalente di 5 milioni di euro arriva a Parrella subito dopo il pagamento di mille miliardi di lire con il quale Siemens Ag entra nell’affare Stet Spa-Italtel Spa. Questa cifra, a detta dello stesso Parrella, rappresenterebbe il quantum pagatogli da Siemens Ag per una «consulenza» (secondo i pm è una tangente) saldata solo ad affare concluso.
Nelle carte dell’inchiesta si fa poi presente come Parrella, all’inizio dell’affare Siemens- Italtel e nell’imminenza di Tangentopoli, fosse ben saldo ai vertici di Asst potendo contare su fortissimi legami politici e su un potere consolidato nel mondo delle telecomunicazioni: prova ne sono i nomi di dirigenti di società riconducibili a Siemens o Italtel (a cominciare da Salvatore Randi, ex ad di Italtel Spa e manager Telettra) che con Parrella in quel periodo storico ebbero guai giudiziari.