I pm temono Ruby: non la vogliono al processo

MilanoLe credono. Non le credono. Le credono un po’ sì e un po’ no. Bugiarda e vittima, minorenne e prostituta, testimone oculare del reato ma inaffidabile e mendace. Lei è Kharima el Mahorug, alias «Ruby Rubacuori», star indiscussa dell’imminente processo milanese contro Silvio Berlusconi. Loro sono i pubblici ministeri milanesi che quel processo hanno chiesto e ottenuto, e che si preparano a chiedervi la condanna del capo del governo per concussione e prostituzione minorile. Ma nel frattempo devono risolvere una grana non indifferente: cosa fare di «Ruby», la testimone d’accusa meno controllabile e meno gestibile che si sia vista in uno dei processi al Cavaliere, sospettata dai pm di fare il doppio e il triplo gioco, eppure indispensabile tessera del puzzle dell’accusa. Se «Ruby» sparisse dalle carte, il processo si sgonfierebbe: e non solo dal punto di vista mediatico.
Questo rompicapo si arricchisce ieri di una nuova puntata: una serie di notizie di agenzia annunciano che la Procura non citerà Ruby come testimone nel processo che inizia il 6 aprile. La Procura si affretta a precisare: «Non è stata presa ancora nessuna decisione, la lista dei testimoni verrà depositata sette giorni prima del processo come prevede la legge». E, aggiungono in Procura, su questo tema non è neanche iniziata la discussione interna al gruppo di pm che si occupa del caso. Ma altre fonti, in via meno ufficiale, confermano. E dalle carte già note emerge un dettaglio che sembra rafforzare l’indiscrezione: nella richiesta di giudizio immediato inviata dalla Procura, e accolta dal giudice preliminare Cristina Di Censo, gli interrogatori di Kharima non sono stati indicati tra gli elementi di prova a carico dell’unico imputato, ovvero Berlusconi (anche se a quel punto non si capisce perché siano stati depositati e messi a disposizione degli avvocati: ma questo è un altro paio di maniche).
Inevitabile chiedersi: quale motivo potrebbe spingere Edmondo Bruti Liberati e il suo staff a non citare in aula Kharima, a non farla sedere sulla sedia dei testimoni? La stessa Procura, come è noto, ha formalmente individuato la diciottenne marocchina come parte offesa del reato di utilizzo di prostituzione minorile contestato al premier, dandole la possibilità di costituirsi parte civile nel processo. Ed è quantomeno inconsueto che, in qualsivoglia processo, la vittima non venga chiamata a raccontare pubblicamente ai giudici la sua versione sul delitto commesso ai suoi danni.
«E infatti non abbiamo ancora deciso nulla», ribadiscono in serata i vertici della Procura. Ma, una volta premesso che si sta parlando di scenari ancora in fase di definizione, è evidente che l’unico motivo che potrebbe portare a non interrogare in aula Kharima è che - detta in soldoni - la Procura non si fida di lei. La considera inattendibile. O, più esattamente, ritiene che la verità sia quella affidata da «Ruby» alle chiacchierate con le amiche o col padre, e da questi riferite ai pm: «diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro». Mentre, per i pm, «Ruby» mente quando durante gli interrogatori smentisce intercettazioni e confidenze: e, ostinatamente, ribadisce che con Silvio Berlusconi lei ha letto non c’è mai andata. Per la Procura, si tratta solo di tentativi - maldestri e prezzolati - di negare l’evidenza e di «salvare» il Cavaliere.
Dunque la strategia sarebbe: dentro il processo le intercettazioni di «Ruby» e le testimonianze di amici e parenti, quelle che incastrerebbero il presidente del Consiglio alle sue responsabilità; fuori dal processo lei, la diretta interessata, ammessa in aula ma solo nel ruolo di vittima silenziosa. Ma è facile prevedere che a quel punto sarebbero Niccolò Ghedini e Piero Longo, difensori dell’imputato Berlusconi, a chiedere che Kharima sia interrogata: e, ovviamente, come testimone a difesa. Sarebbe una richiesta alla quale il tribunale non avrebbe appigli per rispondere di no.