I pm: "Uccise con crudeltà, 30 anni a Stasi"

L'accusa vuole il massimo della pena per Stasi, che ha scelto il rito abbreviato. La famiglia della ragazza uccisa chiede un risarcimento di 10 milioni di euro. I legali puntano il dito su una gemelle Cappa: "Non si è indagato a 360 gradi"

Vigevano - Il giorno delle richieste. E sono pesanti. Massimo della pena: 30 anni dietro le sbarre. Massimo ridotto di un terzo come previsto dal rito abbreviato, scelto a sorpresa nell'ultima udienza da parte degli avvocati della difesa. Alberto Stasi è accusato dell’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco il 13 agosto 2007. Trent’anni sono stati chiesti dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci. I magistrati hanno formalizzato le loro conclusioni nell’udienza di oggi davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli. La procura ha chiesto al gup di non riconoscere a Stasi le attenuanti generiche. Secondo quanto è trapelato dall’aula i pm, per arrivare alla richiesta di trent’anni, devono essere partiti dalla pena base dell’ergastolo, per diminuirla di un terzo per la scelta del rito abbreviato.

Il colpo di scena Ci sarebbero delle incongruenze nell’alibi di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi. Lo hanno sostenuto nel corso delle loro arringhe, i legali di Albero Stasi. In particolare, i difensori dell’imputato hanno rilevato che non sarebbero convincenti le spiegazioni fornite agli inquirenti dai genitori di Stefania Cappa sui movimenti della figlia la mattina del delitto. Insieme alla sorella Paola, Stefania era stata l’autrice del famoso fotomontaggio: una fotografia che ritraeva Chiara insieme alle cugine. L’alibi traballante di Stefania, secondo la difesa, è stato citato per dimostrare che la procura non avrebbe indagato a 360 gradi, ma si sarebbe limitata a puntare il dito contro Alberto.

L'accusa È sufficiente un’ora di requisitoria, letta su pochi fogli scritti, al pm Muscio, per arrivare a quella che è la "sua" verità sull’omicidio: è stato Alberto a massacrare Chiara con più colpi alla testa inferti da un’arma mai trovata e lo ha fatto perché la ragazza si è rifiutata di sottoporsi a qualcosa di più rispetto ai loro rapporti intimi, in nome di quella che il magistrato aveva definito, nelle scorse udienze, "una propensione maniacale per la pornografia". Ribatte invece il difensore: "Abbiamo chiesto il tiro abbreviato perché Stasi è innocente".

Gli indizi Sono solo indizi quelli contro di lui, ammette la rappresentante dell’accusa, ma "gravi, precisi e concordanti". Contro l’ex studente bocconiano "parlano" le suole delle sue scarpe rimaste immacolate, nonostante avesse camminato sul pavimento, cosparso di sangue, della villetta di Via Pascoli. E ancora: per il pm l’alibi invocato da sempre da Stasi, quello di stare scrivendo la tesi mentre qualcuno uccideva Chiara, non regge.

La richiesta della famiglia È toccato poi al legale di parte civile, l’avvocato Gianluigi Tizzoni, quantificare in denaro il dolore per la perdita della figlia per i genitori di Chiara, la mamma Rita e il padre Giuseppe, presenti in aula col fratello Marco: 10 milioni di euro. Da circa 3 ore è in corso intanto l’arringa del primo dei difensori dell’imputato, l’avvocato Angelo Giarda: "Abbiamo chiesto il rito abbreviato - ha esordito - perché Stasi è innocente". Poi ha ribadito la validità dei motivi che avevano portato il giudice Giulia Pravon a scarcerare il fidanzato di Chiara dopo l’arresto nelle fasi delle indagini: la mancanza di gravi indizi e forti dubbi sull’intero impianto accusatorio.