I politici del brutto nemici delle città

Non mi sentirei a posto con la coscienza se non intervenissi a sostenere una persona giusta e proba contro l’ennesimo sindaco prepotente e arrogante che disperde i soldi pubblici, distrugge il volto della sua bella cittadina e osa accusare la persona giusta e proba di aver «trafficato con Sgarbi e con l’opposizione». Di cosa sto parlando? Premetto che non voglio neppure conoscere, anche se purtroppo posso immaginare, la posizione politica che crede di rappresentare questo sindaco. Siamo a Villa Lagarina luogo di perfette armonie di begli edifici e chiese in prossimità di Rovereto. Li abitano alcuni amici che hanno grande passione e amore per la conservazione dell’integrità dell’aura di quei luoghi. Basta visitare le loro case. Quella di Antonia Marzani, come un santuario legato alla memoria del padre in una straordinaria armonia, in una perfetta misura, nello spirito che ispira l’azione del Fai (Fondo per l’ambiente italiano, voluto da Giulia Maria Crespi, e di cui rappresentante per il Trentino è proprio Antonia Marzani); e quella, assolutamente straordinaria dei conti Guerrieri Gonzaga circondata da un parco romantico in condizioni di eccezionale manutenzione tale da evocare il senso dello Stato attraverso la coscienza del bene che i proprietari interpretano in modo perfetto. Così si vorrebbe che musei ed edifici storici fossero conservati. E questo è stato il mio pensiero visitando qualche settimana fa questo insieme di civiltà e di natura che impone rispetto e ammirazione. Per converso visitando il paese ho constatato con raccapriccio l’ennesimo sfregio, proprio di fronte alla bella chiesa, un edificio in costruzione dopo aver abbattuto la struttura preesistente dei primi del secolo: la nuova sede municipale. Con i soldi pubblici si mortifica con un’architettura stridente e falsamente modernista in un linguaggio convenzionale con soluzioni ridicole, come la finestra centrale trapezoidale, la piazza armoniosa dove tutto appariva proporzionato: si annuncia un risultato che, negando il bene comune, rappresenta perfettamente la logica dello speculatore. Da una parte dunque un privato illuminato e sapiente; dall’altra un pubblico amministratore che tradisce la sua responsabilità verso i cittadini e verso lo Stato. L’interpretazione dell’ex sindaco Mariano Giordani, che ha fortemente voluto l’opera è esattamente opposta. Confidando nelle «magnifiche sorti e progressive» che egli interpreta accusa il marchese Guerrieri Gonzaga di essere un nobile decaduto placidamente rinchiuso nel suo giardino dorato. Invece di vergognarsi rimprovera il giusto e l’onesto che - aere suo - conserva per tutti la villa della sua famiglia. È difficile trovare migliori parole di quelle con le quali il Guerrieri Gonzaga risponde al cattivo amministratore: «Ma di quale nobiltà decaduta parla il sindaco Giordani? Quello che quel signore non vuole, o non riesce a capire è che questa residenza (un palazzone sette-ottocentesco e uno splendido parco di tre ettari e mezzo all’interno del quale sorge anche una bellissima limonaia) è stata conservata dalla mia famiglia grazie al nostro lavoro. Al mio lavoro più che trentennale nella grande industria. Qui nessuno ha vissuto né di rendita né di prebende pubbliche. Semmai è qualcun altro che ha sciupato, e sta sciupando i soldi che arrivano dalle tasche degli operai per compiere scempi come quello di malga Cimana e del nuovo municipio che potrebbe andare bene solo come ufficio postale a Cinisello Balsamo. Noi, la mia famiglia, abbiamo sempre lavorato e quando abbiamo sbagliato abbiamo sempre pagato di tasca nostra. E poi questo parco, al contrario di quanto insinua l’ex sindaco, è sempre stato aperto a tutti; ha ospitato kermesse di ogni tipo, anche a spese nostre. Perché con la popolazione di Villa Lagarina noi abbiamo sempre avuto un buonissimo rapporto. Si pensi che gli alpini dispongono gratuitamente da quarant’anni di una sede proprio all’interno del nostro palazzo». Io ho visitato la proprietà con il marchese Pullo e la sorella Maria Gemma verificando con crescente ammirazione la straordinaria integrità del patrimonio con la meravigliosa biblioteca, gli arredi, in una dimensione di straordinaria poesia e responsabilità della memoria. Quando sono stato accompagnato a vedere la chiesa e la piazza di Villa Lagarina ho osservato con sconcerto il cantiere del nuovo municipio e ne ho visto il ridicolo progetto. Guerrieri Gonzaga mi ha semplicemente confermato: «È un progetto voluto dall’ex sindaco. Che per dieci anni ha tenuto in scacco la popolazione di Villa Lagarina dalla sua posizione di potere. Ed è un progetto che patisce di schizofrenia: come si fa a costruire un’opera architettonica contemporanea esattamente davanti al sagrato di una delle più belle chiese barocche del Trentino. È una follia che non sta in piedi». Con amarezza Guerrieri Gonzaga commenta nella sua replica sul quotidiano L’Adige: «del resto tutta la carriera politica di Giordani è stata segnata da questa schizofrenia. Da una parte ha speso, male, il suo tempo a combattere quello che lui considera il nemico di classe, la nobiltà decaduta di Villa, e dall’altra ha costruito la sua carriera di amministratore inseguendo il mito e la grandeur di Paride Lodron. Salvo poi insultare la bella chiesa voluta proprio da Lodron e realizzata dall’architetto Santino Solari con quella costruzione contemporanea e con migliaia di metri cubi di cemento edificabile proprio all’ingresso del paese». Difficile trovare parole più precise per definire questa vergogna che umilia il Trentino per la malposta ambizione di un amministratore. Come possono restare indifferenti la sovrintendenza e le autorità provinciali e regionali? Perché deve essere un privato a testimoniare quel senso dello Stato che le istituzioni hanno perduto?