«I politici devono capire che è meglio parlare solo di problemi veri»

(...) di presunti torti subiti, dell’ineguatezza del sistema sociale, di diritti negati, per ottenere attenzione e conferire direttamente, sulle questioni di loro priorità, con chi governa la cosa pubblica.
Invece dei nostri problemi, in parte sopra riportati, nessuno si occupa. Ciò ha portato il popolo all’esasperazione, poiché vede quotidianamente calpestati i diritti-doveri di reciprocità tra Stato e cittadino attraverso la mercificazione delle idee e la vessazione continua dei suoi diritti, trattato come suddito e non come contribuente, senza che nessuno muova un dito a tutela di tutto ciò. Cari Politici di destra e di sinistra, «date un nome alle cose» e forse vi sarà riconosciuto il merito di averle almeno affrontate.
Questi sono i nostri problemi, e di questo vogliamo sentire parlare. Iniziate magari completando il piccolo elenco di denunce da me fatte! Se così non sarà, forse, sarà meglio raccogliere cinquantamila firme, per abrogare tutte quelle leggi che tutelano indirettamente gli interessi dei soliti noti.
Si potrebbe iniziare con un referendum abrogativo sulla legge regionale riguardante «il piano del Commercio», che non permettendo l'entrata in città e in regione di nuovi competitori «privati», fa sì, che i prezzi al consumo nella nostra regione siano i più alti d'Italia.
«Non esiste al mondo peggior sordo di chi non vuole sentire», questa massima popolare è lo specchio della politica attuale.