«I politici imparino a guardare al futuro come fa il Papa»

«Straordinaria capacità della Chiesa di parlare alla società»

da Roma

La dimensione della fede «è certamente una risorsa per chi ne dispone». Parola di Giorgio Napolitano, il nuovo inquilino del Colle, il cui discorso di insediamento è stato apprezzato in più punti dai vescovi italiani. Napolitano, stile british e figura quasi sovrapponibile a quella del «re di maggio» Umberto II, non è credente ma ha sempre manifestato grande rispetto e attenzione verso la fede. Lo si evince da due lunghe interviste, concesse nel 1993 e nel 1994 al giornalista Piero Schiavazzi dell’emittente cattolica Telepace, che le ha ritrasmesse nei giorni scorsi.
«Le manca nella vita la dimensione della fede e della preghiera?», domandava il cronista. «Io credo che questa è certamente una risorsa per chi ne dispone - rispondeva il futuro presidente della Repubblica -. Ho grande rispetto, grande attenzione per i credenti. E poi nella vita ne ho incontrati tanti. Rammento l’impressione che mi fece il racconto di Giorgio La Pira, tanti anni fa, era il dicembre del 1969, a Stoccolma per una conferenza sul Vietnam. Giorgio La Pira mi raccontò come fosse arrivato a un pieno impegno religioso e cosa avesse significato per lui l’avvicinarsi alla Chiesa, e disse anche alla Chiesa come istituzione, al fascino che su di lui, vecchio giurista romanista, aveva esercitato la Chiesa come istituzione. Certamente sono itinerari che fanno pensare una persona che come me ha avuto percorsi diversi».
Parlando dell’incontro interreligioso convocato ad Assisi nel 1993 da Giovanni Paolo II per pregare per la pace nell’ex Jugoslavia, Napolitano disse: «Ad Assisi, e anche in occasione del breve colloquio con il pontefice, io sono stato colpito dalla combinazione singolare, suggestiva, forte di elementi di carattere strettamente religioso e di elementi di carattere politico, nel senso più alto ma anche più sostanziale del termine. Durante la cerimonia religiosa, ho creduto di poter cogliere una capacità non comune, da parte della Chiesa, di intervento nelle vicende che travagliano il mondo. È un intervento fatto insieme di magistero religioso, di appello alla buona volontà degli uomini e delle donne, ma anche di sollecitazione nei confronti dei governi e dei responsabili politici».
Nel 1994, sempre ai microfoni di Telepace, il futuro presidente della Repubblica aveva detto: «La Chiesa tende a guardare sempre al lungo periodo. In Italia secondo me anche coloro che fanno politica dovrebbero riuscire più spesso ad allungare lo sguardo al di là del breve periodo. Ed è grave che non lo si faccia abbastanza. Se c’è un’autorità e un’istituzione che per eccellenza guardano sempre al lungo periodo queste sono il pontefice e la Chiesa».