I politici in low cost, solo risparmi di facciata

Caro Granzotto, non so se ridere o piangere dopo aver letto sul nostro Giornale che, facendosela sotto per la marea montante dell’antipolitica, i politici stanno dando dimostrazioni di sobrietà chi, come Padoa-Schioppa, volando low cost, chi pagandosi il biglietto del treno e chi andando in funivia. Dalle nostre parti si dice: «Xe pezo el tacon del buso», peggio la toppa (a colori) del buco. Infatti è così evidentemente forzata e transitoria la loro conversione da non essere credibili e poi per un low cost chissà quali altri sperperi e lussi a spese di Pantalone.


Chissà perché è venuto in mente di chiamare antipolitica l’abuso spesso oltraggioso dei privilegi, dei vantaggi e dei benefici che non la politica, ma il potere politico si attribuisce. Un abuso che ovviamente non si manifesta solo nello smodato ricorso alle auto o agli aerei blu, alle scorte plurime, alle retribuzioni e alle pensioni da nababbi, alle case affittate a due lire o acquistate per quattro. Non c’è occasione né circostanza che non suggerisca alla casta di braveggiare, di usare il potere per il loro porco comodo, con tutto il rispetto ambientalista, equo e solidale, per la specie suina. Non le sarà sfuggita, caro Marangoni, la gaglioffata della Regione Campania sul trono della quale siede impunemente Antonio Bassolino e che solo noi abbiamo riferito, ritenendo gli altri quotidiani più conveniente ignorarla. Un episodio da poco, si direbbe, addirittura da niente se confrontato all’immane volume di ribalderie messe a segno dalla casta. Però disvela l’inveterata attitudine a commettere abusi - forse con più tracotanza che non nei piani alti del Palazzo, certamente con maggior frequenza - anche nella periferia del potere.
Per noi del Giornale la storia è nota, ma vale ripeterla: avendo il governatore Bassolino e l’assessore Vincenzo De Luca promosso un convegno sulle primarie del Partito democratico (fatti loro, fatti privati, dunque), onde non rischiare che andasse deserto con grande scuorno dell’uno e dell’altro relatore, l’assessorato ai Lavori pubblici, quello di De Luca, procedette al reclutamento della claque. Da un lato intimando ad ogni singolo ufficio di distaccare al convegno «non meno di trenta unità». Dall’altro garantendo la «copertura delle spese di trasferta liquidate direttamente dall’Assessorato». Che dunque pagava per un servizio che nulla ci azzecca coi suoi compiti istituzionali. Tutto per far bello Bassolino. E De Luca. L’operazione, già di per sé stupefacente, tocca il sublime nella forma procedurale. Su carta intestata e protocollata, il reclutatore Italo Abate si rivolge ai capi ufficio come alle SS.LL, Signorie Loro, ricorrendo ad espressioni burocratico-pagliettistiche (il «paglietta» è, nel napoletano, l’avvocato trombone e azzeccacarbugli) del genere: «ciò stante» o «in merito si rappresenta». Ma il bello viene alla fine del foglio d’ordine, laddove il reclutatore rappresenta quanto segue: «In caso di partecipazione inferiore a trenta unità si invitano le SS.LL a fornire le motivazioni che non consentono di disporre in tal senso». Versione burocraticamente corretta del classico, popolare, cumpa', acca nisciuno è fesso: tutti presenti, devono essere. Tutti lì a «dare la massima visibilità» a Bassolino. E a De Luca. Tanto paga il contribuente.