«I politici pensano al potere. Ma chi pensa ai cittadini?»

Caro Giornale, sempre più attonito seguo giorno dopo giorno il processo di disintegrazione di un sogno. Un sogno banale, il sogno di una vera alternanza, di arrivare a poter scegliere tra conservatori e laburisti, tra repubblicani e democratici, tra Spd e Cdu (anche se può venire fuori un fastidioso pareggio). Il sogno più profondo di una scelta diversa da quella obbligata del cattocomunismo, di un partito liberale di massa, di un partito o di una coalizione che sia filoatlantica, antiterrorista, sostenitrice della famiglia composta da un uomo, una donna, alcuni figli, positiva, costruttrice di futuro, felice e non catastrofista. Tutto questo mi pare stia inevitabilmente scemando, perché a troppi interessa un solo progetto: la costruzione del loro potere perpetuo. Lo scenario che vedo sempre più chiaro è il seguente: fare vincere Prodi, che cadrà dopo sei/dodici mesi per far piombare il Paese nella disperazione e giungere in soccorso con un drappello di meravigliosi, virtuosi centristi senza macchia e senza peccato che, dai Ds moderati fino ai sicuri traditori di Fi, passando per Margherita, Udeur e Udc e, perché no, anche qualche Alemanno, daranno vita al Ppp, Partito del Potere Perpetuo. Alternative? Bertinotti da una parte, la Mussolini dall'altra, la Lega a Varese e dintorni. Governabilità? Totale. Durata del Governo? 300 anni minimi garantiti. Mangiate dei soggetti coinvolti? Illimitate. Per chi si accomoda al tavolo, uno scenario da Alì Babà ed i quaranta ladroni, una meraviglia. E per me cittadino? Da parte loro un sonoro «chi se ne frega», da parte mia una mestizia cosmica tipica del torpore di una dittatura dolcissima, mielosa, senza alternativa. Io scappo dall'Italia. Vi prego, ditemi che sono troppo pessimista! Grazie per l'attenzione e buon lavoro.


Caro Clavarino, il pessimismo è talvolta una giustificazione, ma l’ottimismo è sempre un dovere. Quindi, non s’aspetti da noi - nonostante tutto e tutti, accidenti! - niente di meno che una professione di fiducia. Anche perché le notizie positive, che pure sono una minoranza, non mancano. Si possono trovare, eccome, sulle nostre pagine. E non perché ce le inventiamo. E poi, il fatto che ci siano «coscienze critiche» come la sua fa solo bene sperare.
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