I polli di Trilussa e la tolleranza zero

Caro Granzotto, le chiedo se sogniamo o siamo desti perché a sinistra si continua a ripetere che la criminalità è in discesa, nel senso che sono diminuiti, qualcuno dice molto, i reati. L’ho sentito dire anche ieri dalla signora Armeni che coconduce con Ferrara «Otto e mezzo». Lo sento ripetere nei bar, è sempre lo stesso ritornello: no ai sindaci sceriffi, no alla tolleranza zero e alle espulsioni perché non è vero che siamo alla mercé dei delinquenti e meno di tutti dei romeni. Mi dica lei sinceramente. A parte la fratellanza coi romeni che proprio non la sento, mi saprebbe dire se è vero quel che sostengono a sinistra o se invece è una balla?


La conosce, vero, caro Monti, la storia dei polli di Trilussa? «Da li conti che se fanno? seconno le statistiche d’adesso, risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso? perché c’è un antro che se ne magna due».
La morale è che le statistiche uno se le può girare come vuole, però anche facendole fare i salti mortali, quelle sulla criminalità non possono smentire o annacquare una realtà che abbiamo sotto gli occhi. E cioè la diffusa, palpabile inquietudine dovuta all’aumento e all’incattivirsi della delinquenza. Sì, certo, le statistiche indicano che sono in lieve calo gli omicidi.
Ma così, purtroppo, non può dirsi per il resto, in particolar modo per le rapine (accompagnate non di rado da violenze), i furti e quella che con leggerezza viene liquidata come «micro criminalità». Tutto ciò senza tener conto di quanto anche il ministro Amato ha dovuto riconoscere e cioè che «la lettura e l’interpretazione dei dati che riguardano la criminalità richiedono maggiori cautele rispetto agli altri dati statistici, per diverse ragioni tra le quali l’alta percentuale di reati non denunciati». Tanto che vale farlo? Come ammette la stessa Procura generale ci sono reati di fatto depenalizzati: il furto, ad esempio, che nel 95 per cento dei casi resta impunito e così la rapina, impunita per l’80 per cento.
Un contesto allarmante per non dir drammatico che tuttavia non giustificherebbe, a giudizio degli esponenti dell’area negazionista, il clima di apprensione e meno che mai il ricorso a più efficaci misure di polizia. Motivando il loro dissenso con una mistura di tritume sociologico e di buonismo parrocchiale, dopo il selvaggio omicidio di Giovanna Reggiani essi si sono scagliati contro le «espulsioni di massa» (di massa si fa per dire) arrivando a definirle un provvedimento razzista. E sostenendo con sfacciataggine che quella che vuole i romeni particolarmente attivi - e spietati - nel crimine è una leggenda metropolitana. Le cifre, non le statistiche, questo però dicono: nella sola Roma e limitatamente ai primi mesi di quest’anno, sono stati arrestati mille 760 stranieri. Centosettantanove marocchini, 135 bosniaci, 91 albanesi e mille 439 romeni. Che da soli assommano a più della metà dei detenuti nel carcere di Regina Coeli. E questa, malauguratamente, non è una leggenda metropolitana.