I ponti di Madison County testimoni dell’amore tra Robert e Francesca

In edicola da oggi con «il Giornale» a 5,90 euro il romanzo di Robert James Waller sul breve incontro tra un fotografo e una casalinga

Carlo Faricciotti

I ponti di Madison County - in vendita da oggi con il Giornale a 5,90 euro - rientra nella casistica dei libri baciati dal successo quasi per caso. L’autore, Robert James Waller, classe 1939, professore di economia e management all’Università dell’Iowa del Nord dal 1968 al 1991, fotografo e musicista (ha inciso anche un cd, The ballads of Madison County e vive in un ranch sperduto tra le montagne del Texas) scrisse I ponti di Madison County in undici giorni, pensando di farne dono ad amici e parenti. Uno dei destinatari fu così impressionato dal manoscritto da spedirlo a un conoscente, agente letterario. Quest’ultimo, visto il testo, chiamò subito Waller esordendo con un «Robert, dove sei stato fino ad adesso?».
Il libro, pubblicato nel 1992 e portato sullo schermo tre anni dopo da Clint Eastwood, regista e interprete, restò in cima alla classifica dei bestseller del New York Times per 150 settimane, fu tradotto in 25 lingue e vendette, nel mondo, più di 12 milioni di copie. Nel 1995 raggiunse Via col vento in cima alla classifica di sempre dei bestseller di fiction.
La contea di Madison del titolo fu istituita nel 1849 e così battezzata in omaggio al presidente Usa James Madison, quarto dopo George Washington. In origine, i suoi celebri ponti coperti erano diciannove, ridotti a sei dopo varie vicende, tutti registrati nel National Register of Historic Places. Se avete occasione di visitarli e siete appassionati di cinema, ricordatevi che la Madison County ospita anche la casa natale di John Wayne.
Tornando al volume, Waller sostiene di scrivere «di gente comune, quella che incontrate in fila al supermercato» e di quei momenti in cui «la gente comune può svelare qualità straordinarie». Nei suoi libri (tra cui anche La strada dei ricordi. Ritorno a Madison County, pubblicato nel 2003) uomini e donne lottano con l’amore, la speranza, il disappunto, la responsabilità - fattori di tutti i giorni resi con una prosa semplice e non effettistica.
Stati Uniti, agosto del 1965. Francesca Johnson, casalinga, moglie e madre di due figli, «non una donna timida, ma nemmeno sfrontata», mette in discussione il proprio matrimonio e la propria vita quando incontra un aitante fotografo del National Geographic, Robert Kincaid, arrivato nella città di Francesca, un piccolo paesino dell’Iowa, per realizzare un servizio fotografico. Robert rappresenta l’uomo di mondo, distante e indipendente «figlio unico di genitori entrambi deceduti, lontani parenti che di lui non sapevano più nulla, così come lui nulla sapeva di loro, nessun amico intimo. Non è facile per la gente comune diventare amica degli zingari e lui era una specie di zingaro», affascinante e allo stesso tempo intrigante.
Proprio queste sue qualità riescono a suscitare in lei, emigrata pugliese e sposa di guerra, delle emozioni mai provate prima d’ora. Questo incontro la cambia completamente dato che si rende conto di condurre un’esistenza piatta e monotona. Riscopre la sua femminilità per anni messa da parte: «Femminile, ecco come si sentiva. Leggera, calda e femminile».
Come scrive lei stessa nel suo diario: «In quattro giorni mi regalò una vita intera, un universo, ricompose i frammenti del mio essere in un tutto... non ho mai smesso di pensare a lui... anche se non lo ricordavo consciamente, lo sentivo vicino a me, c’era sempre... Dio, l’universo o qualunque altro nome si scelga di dare ai grandi sistemi di ordini ed equilibri, non riconosce il tempo terrestre. Per l’universo, quattro giorni non sono diversi da quattro miliardi di anni luce».
Ma al culmine di quei quattro giorni, Francesca dovrà decidere se seguire la passione che fa di lei una donna oppure seguire il dovere che il suo ruolo di madre e moglie le impone.