I Pooh: «Il futuro? Tanta voglia di scioglierci»

MilanoPersino ieri mattina, persino nel momento più difficile (forse) della loro carriera, intorno ai Pooh c’era quell’atmosfera serena - dolorante ma serena - che li accompagna da quando sono nati. «Dobbiamo prima interiorizzare la nostra nuova situazione e poi vedremo quali strade prendere», dicono loro tre, i resistenti, Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian. Ebbene sì: l’altro dei favolosi quattro, ossia Stefano D’Orazio, che da 38 anni scrive brani, suona la batteria e canta nei Pooh, fa le valige, se ne va e il suo abbandono non ha soltanto il senso limitato di una ferita profonda nel gruppo italiano più importante che ci sia. È proprio un pezzo del nostro immaginario collettivo che si incrina. I Pooh sono il gruppo rock più longevo del mondo, e va bene, nessuno è riuscito a resistere così tanto e così costantemente nel mondo della musica leggera, neanche i Rolling Stones. Ma questi musicisti e le loro canzoni sono soprattutto i compagni di strada di quattro generazioni di italiani, la culla nella quale sono nati tanti amori e tante amicizie, il sistema musicale (e diciamolo: anche esistenziale) che per tutto questo tempo è diventato un riferimento per tanti.
Una dimostrazione? Ieri pomeriggio il gruppo si è presentato ai microfoni di Rtl 102.5 e i fans in lacrime hanno intasato i centralini come non accade mai. «Stiamo vivendo un divorzio dopo quarant’anni di matrimonio» dicevano i resistenti mentre Stefano D’Orazio, seduto di fianco a loro in quello che è da tanti anni il quartier generale dei Pooh con tutte le gigantografie della band appese alle pareti, diventava paonazzo dalla commozione e abbassava lo sguardo un soffio prima delle lacrime. Anche Facchinetti ha increspato la voce dicendo che «per Stefano la porta resterà sempre aperta, siamo coesi e uniti. Come diciamo da quarant’anni, resteremo “Amici per sempre”». E siamo chiari: non s’è mai vista una cosa del genere. I gruppi, specialmente quelli rock, si separano sempre dopo essersele date di santa ragione o essere precipitati nell’indifferenza, si spernacchiano via stampa, litigano sui soldi, soprattutto sui soldi. Qui no, anche se vien facile ipotizzarlo e scriverlo perché a pensar male si indovina quasi sempre. Quasi. «Non abbiamo neanche un avvocato» hanno detto ieri loro ma non c’era bisogno di saperlo. Signori, ieri c’erano quattro famosi musicisti sulla sessantina che vivono, suonano e compongono insieme da quando in Italia il presidente della Repubblica era Giuseppe Saragat, c’era l’austerity e Raidue si chiamava ancora Secondo programma: se tra loro non ci fosse una straordinaria sintonia e un profondo rispetto, si sarebbero già separati e buonanotte ai suonatori e a tutte le malelingue. Perciò ieri si sentiva solo tanta sincera emozione e basta. D’accordo, i Pooh hanno composto addirittura l’ultimo brano (Ancora una notte insieme, da ieri in radio), l’8 maggio esce un doppio cd che raccoglie i loro migliori brani cantati a quattro voci e il 24 luglio tutti e quattro partiranno da Brescia per l’ultimo tour (chiusura a Roma il 19 settembre e a Milano il 28). Ma chissà il futuro.
«Il nostro futuro? Non è facile a dirsi. Per ora finiremo questo tour, che magari si rivelerà il più bello della nostra vita. Ma poi, se decideremo di continuare, dovremo fare qualcosa di più forte e significativo di ciò che abbiamo fatto finora». Però all’ora di pranzo di venerdì 17 è finita un’avventura e quindi immaginatevi i volti di Facchinetti, Canzian e Battaglia mentre giravano per i corridoi con i sorrisi stentati, un bicchiere di vino in mano per l’aperitivo che celebrava il divorzio mentre D’Orazio, a tratti rubicondo a tratti terreo, assicurava che «tranquilli, non ci ripenso: dal primo ottobre andrò a fare il giro del mondo con la mia Tiziana». Tutto semplice no? Il prodigio dei Pooh è sempre stato quello di trasformare in semplicità anche le cose più complesse. Però uscendo dal loro quartier generale nel sole di primavera, la sensazione nell’aria era che il prodigio più grande, forse, se ne era andato per sempre.