«I porti italiani devono crescere velocemente»

In 10 anni assisteremo ad un boom di scambi

Vito De Ceglia

da Milano

«L'Italia è una naturale piattaforma logistica protesa sul Mediterraneo, pronta ad intercettare la crescita di traffico marittimo in arrivo dall'estremo Oriente via Suez o via Gibilterra che proprio su questa area si polarizzerà nei prossimi dieci anni. Ma il sistema dei porti italiani, già oggi saturo, non sarà in grado, se non in minima parte, di intercettare questo consistente flusso di merci».
A lanciare l'allarme è Cecilia Eckelmann Battistello, amministratore delegato di Contship Italia, il primo gruppo terminalista italiano, creatore e gestore del più importante porto hub d'Europa, Gioia Tauro, e presente in altri cinque scali (La Spezia, Livorno, Cagliari, Ravenna e Salerno), attraverso i quali, nel 2004, sono stati movimentati oltre 5 milioni e 500mila contenitori, circa il 55% del traffico nazionale pari a 9 milioni e 800mila contenitori.
Cecilia Battistello denuncia: «Non si realizzano infrastrutture portuali e si lasciano morire quelle esistenti, che non possono essere raggiunte dalle moderne portacontainer per il limitato pescaggio dei porti italiani. Carenti sono anche i collegamenti ferroviari e autostradali con i mercati europei di riferimento». Il suo è un «segnale di allarme» rivolto al Paese, «prima che sia definitivamente troppo tardi».
«Fra il 2004 e il 2015 - avverte l'amministratore delegato di Contship Italia - la domanda di movimentazione dei container in Mediterraneo crescerà di oltre il 75 per cento, balzando da 29 a 54 milioni di container».
Non solo. «In base alle previsioni di traffico, le flotte cresceranno a ritmi senza precedenti e saranno composte per la stragrande maggioranza da navi giganti, che necessitano di fondali profondi e di banchine lunghe e attrezzate». «E mentre i porti di Marsiglia, Barcellona, Valencia - sottolinea la Battistello - stanno ristrutturando i loro scali, la portualità italiana segna il passo, gli ampliamenti e i nuovi progetti previsti nei piani regolatori dei nostri scali denunciano generalmente ritardi esecutivi di anni o sono bloccati del tutto».