I post comunisti? Moriranno democristiani

Prima di arrendersi Veltroni ha spazzato via gli ultimi residui della
sinistra. Solo un anno fa gli ex Ds pensavano di conquistare facilmente
l’egemonia del nuovo partito, ma lo Scudocrociato li ha schiacciati

Bel capolavoro compagni! Non eravate proprio voi che negli anni Sessanta, e ancor più forte nei Settanta e negli Ottanta, sino alla fine della prima repubblica e pure nella seconda, giuravate solennemente all’intero popolo della sinistra che «non moriremo democristiani»? Dev’esserci stato un giro maldestro di reincarnazioni, oppure Veltroni, D’Alema, Fassino e gli altri big del Pci/Pds/Ds/Pd avevano la doppia tessera sin da giovinetti, falce e martello sulle labbra e scudo crociato nel cuore, ma il gran finale è ormai evidente e irreversibile. La sinistra, «questa» sinistra nostrana, sta morendo. E muore democristiana.
Da far spargere al vento le ceneri di Gramsci, rivoltar le ossa di Berlinguer e sorridere i resti di Craxi, costringere il busto di Marx a coprirsi il volto come Cesare vedendo Bruto tra i suoi assassini. Ma è così: in meno di un anno di gestione veltroniana condivisa, gli eredi del Bottegone/ino son riusciti a spazzar via qualunque presenza alla loro sinistra, rossa o verde che fosse (Bertinotti, Ferrero, Diliberto, Pecoraro) soffocando anche i renitenti dell’ultima ora (Mussi, Angius), e cannibalizzando anche quel residuo di socialisti scampati alla prima mattanza. Pareva che ne valesse la pena: era il prezzo da pagare per costruire il Partito democratico, versione dell’inveterato sogno cattocomunista da spendere nel nuovo millennio. Del quale ovviamente, dovevano conservare saldamente le redini. Che è successo, invece? I compagni di strada postdemocristiani li han sopraffatti, o se preferite li hanno convertiti. Ora è tutto con etichetta doc scudocrociata.
Non ci credete? Forse non ci credono ancora nemmeno loro, ma è questa l’amara realtà. Ancora pochi giorni prima di incassare la batosta in Sardegna, dovendo manifestare contro il Cavaliere nero che attentava alla Costituzione, quale campione hanno innalzato come unico baluardo? Oscar Luigi Scalfaro, un democristianone della prima ora. Ora che Uolter s’è trovato costretto alle dimissioni, e il compagno Bersani provava a farsi avanti con la benedizione di Baffino, chi sarà incoronato segretario, seppur reggente, domani dall’Assemblea nazionale? Dario Franceschini, democristianino di fede zac cresciuto nelle parrocchie ferraresi. E chi sta lavorando affinché tale reggenza diventi in autunno definitiva? Franco Marini, altro campione del nuovo che avanza, quintessenza della democristianeria, unico burattinaio a sapersi muovere in quell’ormai disastrato Pd. E se anche Franceschini dovesse finir travolto dai risultati delle elezioni europee, qual è la risorsa già pronta? Enrico Letta, altro democristianino di chiesa pisana, che oltretutto ha uno zio ben introdotto nelle istituzioni.
Quando c’era Togliatti caro lei, i compagni di strada erano subalterni. Ora invece, guarda tu. Se da Roma sali o scendi lo stivale, scopri che nella rossa Firenze a stravincere le primarie è Matteo Renzi, giovane sì ma di radice democristiana. Che nell’ancor più rossa Bologna, il candidato sindaco è Flavio Del Bono, un allievo di Prodi - un fior di democristiano anch’egli - che il prof è riuscito a imporre nonostante l’abbiano defenestrato. E Rosetta Russo Iervolino, che tutti i postcomunisti sollecitavano a dimettersi, com’è che fa ancora il sindaco di Napoli?
L’egemonia è ormai perduta, la linea è quella democristiana, anche nella versione post-post dei rutelliani. I compagni possono anche credere che non ci sia nulla di lacerante, ma Francesco Rutelli e Letta vanno a Todi, per la convention dell’ancor fresca acquisizione dell’Udc, «Liberal» di Adornato - sì, è sempre lui, Ferdinando - e Casini tace signorilmente sui travagli del Pd, «ciò che accade in casa d’altri non mi riguarda» dice. Letta però, non ha mezze misure: «Io penso che senza alleanza con l’Udc non andiamo da nessuna parte». E sentite la chiarezza dell’ex ministro Linda Lanzillotta, rutelliana di ferro: «Se si fa un partito socialdemocratico io non ci sto... Con l’Udc condividiamo molti obiettivi e una certa sensibilità».
Persino Arturo Parisi si leva a rivendicare l’imprinting sul Pd: per la successione a Veltroni vorrebbe le primarie, ma se gli altri insistono a farlo domani nel parlamentone, minaccia: si candida pure lui, «nel solco dell’Ulivo», prodiano ovviamente. Non vi basta? C’è pure Marco Follini, un tempo segretario dell’Udc, ora e sempre moroteo, che sul Pd dove è approdato ha le idee chiare: «Lo pensavo come una Democrazia cristiana più moderna e più laica, più a sinistra. Una Balena Rosa».
Ecco, il rosso per i compagni di strada si fa al massimo rosa. Ma la Balena è sempre la stessa. E schiaccia.