I precari contro l’hostess Maruska: «Ci andiamo noi per quei 2500 euro»

L’insegnante: «Roba da pazzi». L’impiegato: «Di cosa si lamenta?»

da Milano

Con l’intervista al Corriere della bella Maruska, assistente di volo Alitalia da 2500 euro al mese per 3 ore al giorno di lavoro, l’hostess precario è diventato uno dei mestieri più ambiti in Italia. Basta chiedere ai precari normali, che quella somma la mettono insieme in tre mesi, per ottenere un quadro ben più triste di quello della pasionaria di Fiumicino. Per esempio, gli insegnanti: «Ho letto quell’articolo, mi è sembrato pazzesco, se vuole facciamo subito a cambio».
Paola C. 35 anni, insegna lettere in una scuola media in provincia di Varese -. «Quella hostess ha uno stipendio altissimo, e poi so che hanno un sacco di ferie. Io lavoro a scuola come precaria da 8 anni, ci chiamano il 15 settembre e ci licenziano quando finisce la scuola, cioè lavoriamo solo 9 mesi e dobbiamo essere immediatamente a disposizione quando ci chiamano, sennò ciao. Il tutto per 650 euro al mese, per 6 ore di lavoro al giorno in media».
Anche a un precario di call center (che come gli altri da noi interpellati preferisce mantenere segreto il cognome) la storia di Maruska non ispira troppa solidarietà: «Accidenti, ma cosa ha da lamentarsi?» sbotta Christian F, 31 anni, operatore call center in una nota società di sondaggi milanese -. Lavoro 8 ore al giorno, spesso anche il sabato e la domenica. Faccio almeno 80 telefonate al giorno, abbiamo 30 minuti contati di pausa per mangiare e controllano se andiamo in bagno più di una volta al giorno. Il mio è un lavoro faticoso, non quello della hostess Alitalia. E a me danno 1000 euro al mese, al massimo 1050. Sono 4 anni che faccio questa vita. In più non c’è nessuna speranza di essere assunti».
Cambi settore ma le considerazioni dei precari sono le stesse. Anche le grandi società, come la multinazionale della comunicazione di Milano in cui lavora Gianandrea R., 32 anni, prevedono un trattamento molto lontano da quello Alitalia. «Quei soldi non li vedo nemmeno col binocolo, forse glieli danno perché è rischioso volare, altrimenti non me lo spiego. Comunque lamentarsi mi sembra assurdo. Ho cominciato qui come stagista, poi come precario. Lo stipendio? All’inizio prendevo 400 euro al mese, poi sono riuscito ad arrivare a 800. Ora siamo sui 900 euro, e lavoro almeno 8 ore al giorno».
Un altro laureato che a quelle condizioni si imbarcherebbe domattina per un Milano-New York come steward è Lorenzo V., 36 anni, addetto alle vendite in una società di servizi milanese. «La precarietà è data dal rapporto sfavorevole tra stipendio e garanzie. Se lo stipendio è alto, come quello di quella hostess, allora secondo me anche se non ha un rapporto indeterminato non va considerata una vera precaria. Io sarei contento se guadagnassi la metà di lei. Sono laureato, ho fatto un master, lavoro 8 ore al giorno e a fine mese porto a casa 1000 euro, 1100 euro se ci metto i bonus. E come me la maggior parte dei miei colleghi». Il precario M.D., 46 anni, lavora da 20 anni in Rai e l’assunzione ormai la vedrà come molti altri, per vie legali. «Guadagno 1200 euro al mese, come gli altri programmisti registi che in Rai fanno di tutto, dagli autori ai giornalisti, per quella miseria di stipendio. I 2500 euro della hostess? Mica male...».