I precari in toga scioperano: «Trattati peggio dei co.co.co»

da Milano

Il 90 per cento dei processi è in mano a circa 4mila magistrati onorari, nominati dal Csm con incarichi triennali ma senza alcun contratto. Da cinque giorni incrociano le braccia, paralizzando la macchina giudiziaria: «Siamo come dei lavoratori in nero - denuncia un viceprocuratore onorario - lavoriamo a 73 euro a udienza, senza ferie, maternità, malattia né contributi previdenziali. Nell’indifferenza generale di gran parte dei magistrati ordinari». E con l’Anm (Associazione nazionale magistrati, ndr) che li considera toghe di serie B. «Qualcuno ha anche detto che non avevamo diritto a scioperare. E pensare che il ddl Bersani ci ha anche bloccato gli stipendi per quattro mesi...».
La magistratura onoraria è «figlia» della riforma della giustizia che aveva portato alla soppressione delle Preture ed all’istituzione del Giudice Unico di primo grado. A causa della drammatica carenza di organico nella magistratura ordinaria, è scattato il reclutamento «temporaneo e precario» della magistratura onoraria tra neolaureati e giovani avvocati, pronti a fare carriera in magistratura.
Nel popolo dei Vpo c’era anche il giovane magistrato milanese, che preferisce restare anonimo «per evitare di farmi altri nemici al Tribunale». Secondo la Federmot, l’associazione che rappresenta quasi il 50 per cento della categoria, i giudici onorari gestiscono ogni giorno «più dell’80 per cento delle udienze monocratiche penali e il 100 per cento delle udienze dal giudice di pace». «Non possiamo neanche dirci co.co.co. della Giustizia: siamo dei precari pagati a gettone, con contratti triennali, che di volta in volta vengono sì confermati, ma senza alcun automatismo. Quindi il rischio di restare in mezzo alla strada c’è». Le richieste della Federmot sono semplici: «Chiediamo al governo un riconoscimento dei nostri diritti. Abbiamo già parlato con il Guardasigilli, ma in Parlamento la lobby di chi ci osteggia è fortissima. A noi basta un inquadramento meno precario e un trattamento economico più dignitoso, soprattutto dopo lo scherzetto di quest’estate». Il primo decreto Bersani approvato lo scorso luglio, infatti, aveva portato a un blocco delle spese di giustizia, «congelando» anche i compensi dei magistrati non togati. «Per quattro mesi siamo rimasti senza soldi perché le Poste non erano più autorizzate ad anticiparci i compensi».
Qualche volta questa precarietà, oltre a minare l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati onorari, ha portato a situazioni drammatiche. Nei giorni scorsi un giudice di pace si è suicidato a Torino dopo essere stato «licenziato» dal Csm. Un magistrato onorario di Perugia, malato di cancro, è stato costretto a barattare un orario dignitoso per riuscire a fare la chemioterapia. Sempre a Torino, una giovane Vpo, dopo aver avuto un figlio, è stata «mantenuta» dagli altri suoi colleghi che si sono autotassati per aiutarla. I suoi colleghi hanno incrociato le braccia anche per loro.