I prefetti: era impossibile «taroccare» i risultati

Il presidente dell’associazione: mi aspettavo che lo dicesse Amato

da Roma

La notte più lunga e contestata dell’anno, quella tra il 10 e l’11 aprile, verrà raccontata da chi ha «raccolto i voti». La risposta al dvd di Enrico Deaglio Uccidete la democrazia, arriverà a breve dai funzionari. L'associazione dei prefetti sta preparando infatti un dossier su ritmi e tempi dell’invio dei dati delle ultime elezioni politiche. Il lavoro è coordinato dal presidente dell’associazione, Claudio Palomba, funzionario della Direzione del personale al ministero dell'Interno.
Dottor Palomba, che cosa racconterete di quella notte nel vostro dossier?
«Fu una notte di follia. In effetti nelle prime ore c’era una tale “forchetta” nei numeri dei due schieramenti che qualcuno aveva già iniziato a stappare. Ma nel nostro lavoro spiegheremo che i primi dati arrivavano più che altro da una certa fetta di territorio».
Quale?
«Quei risultati riguardavano sezioni dove il centrosinistra aveva una certa maggioranza. Il gap tra i due schieramenti è stato ridotto quando sono arrivati i dati da regioni più vicine al centrodestra».
Perché avete pensato di preparare questo dossier?
«Perché il dibattito politico sulle elezioni ci sembra un’operazione montata, da entrambe le parti. Mi sarei aspettato una presa di posizione da parte del ministro Amato, perché la battaglia politica non può imbarbarirsi al punto da andare a toccare le istituzioni. Vogliamo poi far capire alla gente che ci sono due percorsi completamente differenziati per la trasmissione dei dati».
Due canali di controllo incrociato?
«Il primo è quello che rende un servizio ai cittadini e di cui si occupa il ministero dell'Interno. L’altro percorso è quello che passa attraverso le Corti d’appello. Per intenderci, se volessi taroccare il dato del Viminale, rischio di essere smentito tre giorni dopo dal dato ufficiale della Cassazione. Si sta invece insinuando nell’opinione pubblica il dubbio che si possa creare un’alterazione e questo è molto grave. Ci prepariamo per salvaguardare l’immagine del ministero».
Per la costituzione di parte civile in un eventuale processo?
«Se accadesse, sì».
Come documentate il dato delle schede bianche in calo?
«Abbiamo fatto una ricerca storica. Il dato tendenziale delle bianche con il sistema proporzionale è più o meno sempre lo stesso, perché accade che la gente, con il sistema maggioritario, è più confusa. Con la strumentalizzazione di questa vicenda per fini politici si uccide la democrazia, perché nel momento in cui poni il dubbio sul ministero dell'Interno hai toccato i cardini fondamentali della democrazia».
Come valuta la decisione della giunta per le elezioni della Camera di ricontare le schede 10% delle sezioni italiane?
«Se deve tacitare tutta questa ridda di voci che si stanno inseguendo, ben venga».
Come mai dati di alcune regioni sono arrivati prime a altri dopo?
«Molto dipende dalla scelta dei presidenti di sezione e di seggio. Per questo chiederemo maggiore rigore nella scelta del presidente, che di fatto è il deus ex machina nel seggio».
Con il sistema italiano eventuali brogli potrebbero avvenire soltanto nei seggi, parlando per assurdo?
«In teoria sì, perché la successiva trasmissione dei dati cammina come detto su due percorsi differenziati».