I preti scendono in piazza non per Dio ma per l’uomo

Sono giorni e giorni che, dopo una presa di posizione di monsignor Bagnasco - la prima su problemi di pratica sessuale - la discussione su principi e applicazioni di morale in fatto di sesso si aggroviglia fino a non capire quasi più niente, almeno stando alle cronache dei grandi giornali: grandi, non necessariamente limpidi e chiari.
Come si ricorda l’inizio avvenne con i Pacs, vale a dire Patto civile di solidarietà. Poi si giunse ai Dico: Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi. Non si sa a quali formule si giungerà. Può essere che i Dico si limiteranno a pronunciare una formula vuota di significato, che però apparirà una sorta di sciarada elegante e quasi nulla dicente.
Il nocciolo della questione, almeno all’inizio, consisteva nel distinguere delle convivenze libere da qualsiasi vincolo, tranne che da quello di poter abbandonare lo pseudoconiuge secondo il capriccio del momento. La grande - enorme - diversità tra libere convivenze e Pacs o Dico consisteva nel fatto che i Pacs o i Dico erano istituti appartenenti all’ordine giuridico pubblico, mentre l’alternativa era l’assumere delle iniziative senza nessuna norma giuridica. Per la verità, le cose non erano così semplici: l’assunzione di una scelta in una struttura pubblica concedeva più di qualche vantaggio, non solo economico: si pensi alla reversibilità della pensione che veniva concessa anche senza matrimonio; si pensi alla possibilità di visite ai malati conviventi; si pensi alla priorità del subentro nella casa affittata ecc.
Monsignor Bagnasco, interpretando la Nota della Chiesa, aveva perfino temuto che queste forme giuridiche di convivenza avrebbero potuto portare alla pedofilia e all’incesto. Dopo diverse battute di discussione si giunse a comprendere che i Pacs e i Dico sono estranei al matrimonio religioso, perciò sia Pacs che Dico non possono essere attuati dai credenti, senza incorrere in colpa morale. Il matrimonio cristiano è soltanto costituito dall’unità indissolubile e feconda tra l’uomo e la donna. Perciò i sacerdoti, come i semplici fedeli, possono partecipare a una manifestazione a favore della famiglia in senso stretto. Una manifestazione a favore dell’amore umano e divino viene condivisa dai Vescovi, anche se non vi partecipano di persona. La cosa è diversa per i sacerdoti i quali, come guide del popolo di Dio, hanno il diritto di esprimere le loro convinzioni religiose anche in piazza.
Quando si rompe l’argine di un amore umano, non si riesce a capire dove si può giungere. E chi, è in qualche modo sconfitto, non è Dio, ma l’uomo.
*Vescovo emerito di Como