Ma i prezzi del greggio calano ancora

L’inverno mite condiziona i mercati Opec all’erta: verso riunione straordinaria

da Milano

Il braccio di ferro in atto tra Russia e Bielorussia e le voci di un nuovo taglio produttivo da parte dell’Opec non hanno cambiato la tendenza del mercato petrolifero, dove i prezzi restano orientati al ribasso. La risalita delle quotazioni, nella mattina di ieri, si è rivelata effimera: già dal pomeriggio, i prezzi sono tornati a scendere fino a 55,30 dollari a New York, lasciando sul terreno oltre un dollaro il barile, e a 55,47 dollari a Londra.
A mantenere fredda la temperatura del greggio, le cui quotazioni sono crollate la scorsa settimana dell’8%, sono ancora le previsioni meteorologiche. L’inverno insolitamente mite, soprattutto negli Stati Uniti, rischia di avere forti ripercussioni sulla domanda energetica e, di conseguenza, finisce per alimentare la spirale ribassista sui future del petrolio. L’Opec segue l’evolversi della situazione con crescente timore e non esclude ulteriori azioni dopo la riduzione dell’output decisa lo scorso novembre (meno 1,2 milioni di barili al giorno) e il successivo taglio di 500mila barili che diventerà operativo a partire dal primo febbraio. Il Cartello sta valutando se convocare un meeting straordinario, senza dunque aspettare la convocazione della riunione ufficiale prevista per il prossimo 15 marzo a Vienna, proprio alla scopo di vagliare le opzioni necessarie ad arrestare la caduta dei prezzi.
Il problema, tuttavia, è che il livello di credibilità dell’Opec resta assai basso sui mercati, «scettici - ha spiegato ieri un trader - perché gli ultimi numeri mostrano che rispetto alla riduzione promessa di 1,2 milioni di barili, i tagli sono stati solo di 600mila barili». In base ad alcune stime, la produzione complessiva del Cartello si sarebbe attestata in dicembre a quota 26,96 milioni di barili al giorno, 60mila in più rispetto a novembre. I signori del petrolio devono inoltre fare i conti con temperature fuori della norma, in particolare negli Usa. Negli Stati del Nord-Est, la domanda di gasolio da riscaldamento è stimata in calo di quasi il 30% in gennaio rispetto alla stesso mese dello scorso anno.
Un rapporto della Commissione europea prevede del resto che nell’arco dei prossimi tre anni i prezzi petroliferi scenderanno ancora, fino a toccare quota 40 dollari, per poi risalire a 60 nel 2030 e avvicinarsi ai 100 dollari nel 2050, un livello che dovrebbe stimolare la produzione alternativa e ridurre la richiesta globale.