I prezzi della seconda generazione: 19.450 euro (Cooper) e 23.800 euro (Cooper S). Lunghezza maggiore di 6 centimetri, novità soprattutto all’interno Mini atto 2 nel centenario del suo papà Il lancio del nuovo modello coincide con l’importante anniver

Piero Evangelisti

da Barcellona

È l’automobile nata due volte, nel 1959 e nel 2001, e adesso si rinnova profondamente, non contenta delle 800mila unità prodotte negli ultimi cinque anni, 100mila delle quali vendute in Italia. Ma la Mini è fatta così, nata per essere «unica» e tale rimanere. L’ha creata e voluta con fermezza, contro tante resistenze interne alla Bmc (British Motor Corporation) di allora, sir Alec Issigonis, nato a Smirne, da padre inglese di origine greca e madre tedesca (un complesso crogiuolo dal quale poteva soltanto scaturire un genio). La seconda generazione di Mini by Bmw verrà lanciata in Europa il 18 novembre, giorno in cui Issigonis, scomparso nel 1988, avrebbe compiuto 100 anni. Ha lavorato con garbo e cautela Ghert Hillebrandt, chief designer di Mini, al quale il grande capo Chris Bangle lascia grande libertà, nello sviluppare questa seconda serie, avvalendosi anche della consulenza di Italdesign, perché con un’auto già entrata nella storia non si può esagerare con gli stravolgimenti.
I 6 centimetri in più di lunghezza si percepiscono soltanto dopo un’analisi accurata, e non alterano le belle proporzioni della vettura, dove il lungo tetto piatto, il frontale e la coda restano protagonisti. Carrozzeria tutta nuova, comunque, e interni che cambiano nel solco della tradizione: spicca adesso il grande strumento posto al centro della plancia, tachimetro a fondo bianco pronto a ospitare, al centro, le informazioni di un navigatore satellitare dalla grafica rivoluzionaria, di immediata comprensione ma anche accattivante nelle immagini.
La seconda generazione di Mini comincia dall’«alto di gamma», con Cooper e Cooper S, equipaggiate di un brillante 4 cilindri, 1.6, tecnologia Valvetronic di Bmw, in versione atmosferica sulla prima e sovralimentato con turbocompressore «twin scroll» sulla seconda, con potenze massime (ma con consumi contenuti, ovviamente Euro 4) di 120 e 175 cavalli.
Sono già ufficiali i prezzi di queste due nuove Mini: 19.450 euro per la Cooper, 23.800 per la Cooper S; arriveranno nella primavera 2007 le versioni One (1.4, 95 cv , a 17.550 euro) e diesel, equipaggiata di un nuovo propulsore di origine Psa-Ford che promette faville. Provata su strada, per ora, la Cooper S, con e senza l’assetto sportivo, un’ulteriore esperienza che ci ha portato a scoprire che l’emozione del «go kart», alla guida di una Mini, non è cambiata, anzi, è migliorata grazie al servosterzo elettromeccanico Eps, al cambio a 6 rapporti caratterizzato dalle brevi escursioni alla leva e a un telaio confortevole che non tradisce mai. Che l’anima della Mini sia oggi tedesca nessuno può negarlo, ma la «britishness», lo stile britannico della vettura, è garantito dal complesso industriale che dà vita all’auto: tre gli stabilimenti, Swindon per le lamiere, Hams Hall per i motori e Oxford dove avviene l’assemblaggio finale. E proprio da Oxford, potenziato con un investimento di 145 milioni di euro per la Mini II, usciranno nel 2007 oltre 240mila unità, 22mila quelle destinate all’Italia.