I primari della Asl 3 a Montaldo: «A ponente malati più a rischio»

In sessanta scrivono all’assessore: «Troppi tagli ai posti letto per acuti solo da Voltri a Sestri. Nei casi gravi si dovrà correre dall’altra parte della città»

Malati di serie A e di serie B. I primi risiedono al centro e a Levante, i secondi nel Ponente, dove la Regione - certa di poter contare su un sindaco e su presidenti di municipio evidentemente «in sintonia» - sta per tagliare sotto la quota di legge il numero di posti letto per pazienti acuti.
In altre parole se il piano sanitario andrà in porto così com’è chi avrà un ictus a Voltri o un infarto a Pegli o Sestri potrebbe avere il 50 per cento in meno di possibilità di trovare un posto libero in un ospedale vicino. E duqnue rischierà di più la vita.
A squarciare il velo dell’ipocrisia con cui la giunta regionale sta conducendo un ridimensionamento sostanziale della sanità cercando di farlo passare per ottimizzazione delle risorse, sono i sessanta primari ospedalieri e territoriali della Asl 3 genovese che hanno scritto all’assessore alla Sanità Claudio Montaldo per denunciare la situazione che si verrebbe a creare con l’applicazione dei tagli. E per chiedere un incontro urgente.
«Secondo il piano regionale, a regime verranno assegnati agli ospedali del Ponente-Nord genovese (P. Antero Micone di Sestri, San Carlo di Voltri, Gallino di Pontedecimo e Villa Scassi di Sampiedarena) 668 posti letto per acuti su un bacino metropolitano di 340.599 abitanti, equivalente al 38,2 per cento del totale degli abitanti della provincia di Genova - spiega Paolo Tanganelli, presidente del collegio dei primari della Asl 3 -. La normativa nazionale stabilisce 3,78 posti letto per acuti ogni mille abitanti, per cui nell’area del ponente dovrebbero esserci almeno 1.287 posti letto per patologie acute. mancano dunque all’appello più di 600 posti letto». Così i cittadini del ponente, diversamente da quelli del centro e del levante, avranno il non certo invidiabile record di essere ben sotto la media nazionale.
«È evidente che in questo modo si arriva a una disparità di trattamento tra persone della stessa città - attacca Tanganelli -, senza contare che di notte i pronto soccorso del Gallino e di Sestri sono chiusi. Le conseguenze pratiche per le persone malate quando dovranno ricoverarsi sarà quella di spostarsi o essere trasferite all’altro capo della città. A parte le evidenti diseconomie che ne deriveranno se si considerano i costi rilevanti, valutabili in molti milioni di euro, sostenuti in questi anni per ammodernare questi reparti, esiste un aspetto molto più allarmante, che riguarda la globalità dell’assistenza sanitaria: verranno ad essere ancora più intasati i pronto soccorso del centro cittadino che già adesso sono in difficoltà».
I primari della Asl 3 non ci tengono ad essere correi di uno smantellamento della sanità. Senza un vero criterio. Chi si è recentemente recato a Voltri, per esempio, ha potuto ben vedere come nell’ospedale siano stati svolti diversi lavori di ristrutturazione, alcuni dei quali ancora in corso, e stonano dunque le parole di Montaldo quando parla di «superamento dei piccoli ospedali», in favore di un non meglio identificato ospedale di vallata che non si sa se, dove, quando e come si farà. «E alla fine - dice Tanganelli - chi ci rimetterà?». Forse abbiamo la risposta...