I primi 175 anni delle Generali L’alta finanza brinda alla Scala

Anche chi non ha familiarità con la grande finanza ha buone probabilità di conoscere le Generali. Vuoi perché ne ha ereditato qualche azione, vuoi perché è un suo assicurato. In realtà le Assicurazioni Generali sono di più di una grande società. Rappresentano un centro di potere: il maggior gruppo finanziario di taglia europea esistente in Italia. E se le Generali stanno a Trieste, il loro controllo è da anni esercitato a Milano, nella Mediobanca che fu di Enrico Cuccia. Un legame, questo con Milano, celebrato ieri alla Scala con una serata di gala in esclusiva per festeggiare il 175esimo anniversario delle Generali. Ospiti del presidente parigino Antoine Bernheim, facevano gli onori di casa le principali autorità, guidate dal sindaco Letizia Moratti, accompagnata dal marito Gianmarco, e dal prefetto Gian Valerio Lombardi.
Per la festa del Leone si sono mossi da tutta Europa, invitata persino l’infanta di Spagna Reale Donna Margarita di Borbone. Ma il foyer brulicava dei personaggi del «gotha della finanza». Anche perché, se si guardano i grandi soci del gruppo, oltre alla Mediobanca si trovano tutti i big della Borsa: da Unicredito a Capitalia, da Intesa Sanpaolo ai Ligresti.
Così, dietro agli amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot sfilavano, tra gli altri, il presidente di Mediobanca Gabriele Galateri (insieme con il direttore generale Alberto Nagel e il condirettore Renato Pagliaro), quello di Unicredito Dieter Rampl e l’amministratore delegato di Capitalia Matteo Arpe. Il cda al completo della compagnia e i vertici delle maggiori controllate del gruppo che, vale la pena dare un numero, vale in Borsa 42 miliardi di euro. Oltre a decine di invitati «minori», scelti accuratamente tra gli agenti migliori e qualche socio storico.
Il programma: la Filarmonica, diretta da Daniele Gatti, ha eseguito Wagner (Lohengrin, preludio dell’atto terzo), Mendelssohn (sinfonia n.4 in La maggiore, op 90 «italiana») e Brahms (sinfonia n.1 in Do minore, op 68). Non è dato a sapere se la scelta dei brani sia stata fatta personalmente da Bernheim. Di certo si tratta di una miscela di melodie gradevoli e conosciute, non troppo «difficili», insomma. Ma anche idealmente e musicalmente «mitteleuropee»: un po’ come dovrebbe essere, per storia e tradizione, il «dna» del socio delle Generali.
A fare della serata una sorta di «prima», in rappresentanza della famiglia Agnelli c’erano il presidente di Ifi e Ifil, Gianluigi Gabetti, il vicepresidente di Fiat John Elkann. Mentre tra i personaggi più «milanesi» c’erano Salvatore Ligresti, Carlo Puri Neri a rappresentare la Pirelli, il presidente della Bpm, Roberto Mazzotta e quello della Bocconi Mario Monti.