Ma i primi a «evadere» sono i politici

Grazie ai rimborsi esentasse ogni anno «mancano» 235 milioni di euro

da Milano

Se fare politica fosse paragonabile alla gestione di un’azienda (come peraltro sostiene qualcuno), «studi di settore» alla mano, i politici sarebbero dei potenziali evasori fiscali. Nel dibattito sul complicato strumento statistico di «misurazione» del reddito presunto, i cui parametri sono stati rivisti al rialzo dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco per stanare l’economia sommersa delle aziende, interviene a gamba tesa Italia Oggi, il quotidiano dei professionisti. Che accusa: ogni anno la politica fa incassare all’erario 235 milioni di euro in meno di quello che dovrebbe. Il perché è presto detto.
Il giornale ha preso in esame gli stipendi dei politici di professione, dai parlamentari ai consiglieri regionali e provinciali, «scoprendo» che sono una parte della busta paga (l’indennità mensile lorda, pari a 11.703 euro al mese) è soggetta a tassazione, mentre altre voci come la diaria (4.003 euro) e il rimborso spese (4.190 euro) sono esentasse. Sugli oltre 19mila euro di stipendio complessivo, il fisco trattiene appena 3.900 euro.
Italia Oggi fa anche degli esempi: il ministro dell’Interno Giuliano Amato versa all’erario il 41% circa della sua retribuzione (172mila euro su 420mila), mentre il suo braccio destro, il viceministro ds Marco Minniti, riesce a restare al 31% della busta paga, visto che paga al fisco solo 41mila euro circa dei 133mila euro di reddito imponibile annuo.
Se si dovessero applicare i famigerati «studi di settore» anche a queste due voci, applicando l’aliquota massima del 43%, la trattenuta fiscale salirebbe alla ragguardevole cifra annua di 49mila euro. Per ogni parlamentare, ovviamente. Il che porta a un’evasione fiscale complessiva del Palazzo di circa 46 milioni di euro. E se lo stesso calcolo venisse applicato anche all’esercito dei 1.125 consiglieri regionali e ai 3mila consiglieri provinciali, si sale ai 235 milioni di euro. Lasciando fuori le prebende di consiglieri comunali e circoscrizionali, di Comunità montane e degli ultimi livelli di governo locale.
La «provocazione» di Italia Oggi segue di qualche giorno quella degli artigiani di Mestre, l’associazione che da anni si occupa di verificare l’impatto sui contribuenti delle misure fiscali. Secondo la Cgia, anche i lavoratori metalmeccanici, stando ai parametri previsti dagli «studi di settore», sarebbero dei potenziali evasori.
Qualcosa non torna. Teoricamente chi ha un’azienda, e anche chi ci lavora, non paga tasse a sufficienza. Mentre chi decide quanto bisogna «restituire» allo Stato dei propri guadagni «evade» alla luce del sole. Tu chiamale, se vuoi, contraddizioni.
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