I primi test a Roma e Milano

L’obiettivo: preparare esercito, protezione civile, medici e cittadini a fronteggiare situazioni di caos

Paola Fucilieri

da Milano

I primi test antiterrorismo verranno fatti a Roma e Milano. Non subito, però. Le città sono ancora vuote, troppa la gente in ferie. Ma a partire da settembre anche i cittadini saranno protagonisti delle esercitazioni previste dal piano del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Si tratta di addestrarsi a fronteggiare le emergenze immediatamente successive a eventuali attentati terroristici. Si parte dalla capitale e da Milano, poi toccherà a Torino, Venezia, Bologna, Firenze e Napoli.
Ad elaborare il «cosa, dove e come» del dopo-attentato, si sta spendendo da mesi al Viminale un gruppo di studio d’eccellenza coordinato dal capo della polizia Gianni De Gennaro, da quello del dipartimento nazionale dei Vigili del fuoco Mario Morcone e da Guido Bertolaso, al vertice della Protezione civile. Un gruppo che, dopo i recenti attentati, ha dovuto accelerare le proprie priorità: l’organizzazione delle procedure d’intervento, ma soprattutto delle linee di responsabilità. Perché, dopo quella strage che speriamo non avvenga mai, prima del pool antiterrorismo, è essenziale dare la precedenza all’ordine pubblico: decidere chi si occuperà di isolare la zona dell’attentato, chi e dove dovranno intervenire i vigili del fuoco, la polizia, l’esercito e le quattro forze armate con i loro reparti speciali, la Protezione civile, le unità sanitarie (per non sovrapporsi inutilmente e perdere tempo prezioso e vite umane, magari addirittura litigando sulle priorità, ndr), nonché, aspetto non proprio secondario, chi e in che modo dovrà «gestire» la stampa.
«I piani esistono da tempo, ma a noi risulta che a Roma non siano mai state compiute esercitazioni interforze - sottolineano fonti ministeriali che chiedono l’anonimato -. Il problema maggiore è preparare i cittadini alla normalità dell’idea di dover prima o poi partecipare a questi raduni collettivi in piazze, nei centri storici, in metropolitana, nelle stazioni ferroviarie o negli aeroporti (alcuni dei cosiddetti “obbiettivi sensibili”, ndr) dove verranno anche organizzate esplosioni multiple come quelle delle stragi di Madrid e di Londra. È solo sulla base dei risultati di queste esercitazioni che si ottimizzano i piani di intervento. Perché bisogna amalgamare le procedure di ciascuno affinché nell’emergenza, lavorino e funzionino in sinergia».
Le prossime simulazioni prenderanno spunto anche da quelle già fatte in passato sia da singole forze (ad esempio i vigili del fuoco, solo nel 2004, ne hanno fatte una trentina, ndr) sia da gruppi interforze. Come a Pordenone, dove vi hanno partecipato anche i militari americani della base di Aviano, a Genova, a Napoli. In alcuni casi si è pure simulato un attacco chimico per verificare l’intervento dei nuclei Nbcr (Nucleari batteriologici, chimici e radiologici). Il più recente, il 5 luglio scorso a Fiumicino, ha coinvolto tutti i reparti speciali.