«I principi religiosi non c’entrano con la vita pubblica»

da Roma

«La Chiesa non può pretendere che legittimi principi della fede cattolica si trasformino in leggi del Parlamento». Enrico Boselli, leader dello Sdi, rivendica il dovere dello Stato laico di varare leggi ispirate a valori condivisi da tutti i cittadini a prescindere dalla loro fede religiosa.
Prima gli interventi della Cei e del Santo Padre e ora anche questa riflessione sui politici favorevoli all’aborto del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede durante il Sinodo. Si tratta di interferenze illegittime?
«La Chiesa ha tutto il diritto di esprimersi e prendere posizione. Siamo in un Paese democratico».
E se il presidente della Cei, Camillo Ruini, invitasse ad esempio a non votare Bertinotti perché a favore dell’aborto?
«Questo non è accaduto e non credo accadrà. Anzi me lo auguro. In effetti Ruini, non sul tema dell’aborto, ha deciso di svolgere un’azione politica vera e propria. Una scelta che giudico legittima ma che non mi piace. A questo punto però Ruini e la Chiesa devono anche accettarne le conseguenze».
Quali?
«Prima di tutto la discesa nell’agone della politica trasforma Ruini in un attore politico, la Cei dunque diventa inevitabilmente bersaglio di critiche che non possono più essere respinte perché considerate ingiustificate. Nessuno critica il magistero di fede della Chiesa ma l’idea che la politica e le leggi debbano seguire le ragioni della fede».
Si riferisce alla condanna dei Pacs, i patti civili di solidarietà per i conviventi da parte della Cei?
«Sì, francamente resto perplesso di fronte a interventi di questo tipo. La Chiesa commette un errore enorme quando agisce come un partito politico, intervenendo nelle vicende pubbliche italiane. Oltretutto nel momento in cui la Chiesa condanna i Pacs e la proposta di Romano Prodi deve essere in grado di offrire un’alternativa. Di fronte ai divorziati o ai conviventi la risposta della Chiesa è quella di non dar loro la comunione. Ma è evidente che lo Stato non può limitarsi a questo. Non ce la possiamo cavare così. Dunque se Ruini, facendosi attore politico, dice no ai Pacs deve pure dare una strada alternativa a quei milioni di italiani che ne hanno bisogno e tra i quali gli omosessuali sono soltanto una minoranza».