i pro e i contro

2 LOGORAMENTI TATTICI

La diffidenza

verso chi lavora bene
Caro Direttore, leggo di un non molto divertente tormentone sui tradimenti, naturalmente politici e non affettivi.
Da genovese che non vive nella propria città, osservo da lontano le battaglie personalistiche nel centro-destra, o meglio di quelle che mi sembrano tali poiché non basate su altro che non siano obiettivi di corto respiro su logoramenti tattici di potenziali avversari in candidature. Quasi sempre avversari in casa o «vicini di casa», tra l'altro. Anche l'additare il senatore Musso come traditore è abbastanza singolare. Spesso i censori sono gli stessi che vorrebbero scegliersi i propri rappresentanti e non avere parlamentari nominati, perché vorrebbero deputati e senatori liberi, senza un «vincolo di mandato» come recita la Costituzione, che non sia altro che la buona rappresentanza e il bene del Paese. Il rischio di eleggere, sia pure per nomina, persone pensanti e libere come Enrico Musso è anche quello di vederlo esprimere dei ragionati dissensi. Personalmente posso anche ritenere che talvolta debba prevalere un cosiddetto ordine di scuderia: capita costantemente nelle aziende di dover perseguire strade e obiettivi che non si condividono, tuttavia, purtroppo, mi sembra che la maggior parte delle critiche siano tese solo a un autolesionismo interno al centro-destra genovese per azzoppare in partenza l'auspicata, da molti, candidatura a Sindaco di Genova di Enrico Musso. E quindi anche le pur argomentate analisi su sue potenziali incoerenze mi paiono troppo strumentali. Genova non ha bisogno di chiacchiere, necessita di politici innovatori che risveglino la «bella addormentata», provando a «rottamare» qualcosa. Sarei dunque felice di essere smentito da almeno una persona che provi se non a «rottamare» quantomeno a «archiviare» qualche vecchia consuetudine. Sarebbe bello che la competizione si giocasse su temi reali e su idee vere di cambiamento; in questo caso sono sicuro che Enrico Musso potrà dare un ottimo contributo alla città. Ma forse è proprio quello che alcuni temono.
2 LA POESIA

Dedicato

a un «traditore»
Vorrei dire a Enrico Musso / neoeletto senatore / che non può prendersi il lusso / di tradire l’elettore: / per me e tanti Genovesi / è stato l’uomo del momento / e ci sentiamo offesi / per il suo comportamento, / lui è bravo probo onesto, / un valente professore / ed è, anche per questo / che è uscito vincitore. / Ora ha le idee più chiare, / vorrebbe cambiar pelle / ma come può dimenticare / che chi l’ha scelto è il pidielle?
Antonio Urbano
2 SANTA MARGHERITA

Una passione

che va Oltremare
La presente a seguito delle dimissioni, poco professionali, del Dott. Alberto Cattaneo alla direzione territoriale di Santa Margherita Ligure di Fondazione Oltremare. Un percorso iniziato dal sottoscritto assieme al Sig. Mantero Carlo e al Dott. Alberto Cattaneo, con coscienza, determinazione e piena condivisione dei contenuti nel progetto politico-culturale da Enrico Musso fondato e intrapreso. Da questo progetto, nelle poche settimane trascorse, ho messo (e non solo io) tutto l'impegno disponibile per iniziare a creare e a fare crescere una nuova idea di lavoro, di risorse volte a persone degne ed alcune nuove nel panorama politico-finanziario al fine di una nuova classe dirigente per la nostra città, capace ed operativa di fronte alle numerose difficoltà del contesto cittadino, difficoltà create negli anni dai fantomatici «Baroni» con progetti finalizzati solo all'interesse personale e non collettivo, barricati dietro il volto di un partito politico o disconoscendolo se non rispecchia nell'immediato un interesse economico. Il mio credo è basato principalmente su due aspetti - collegialità e buon fare - nel rispetto di tutti e non del solo, soprattutto senza protagonismi, secondo me le uniche vere armi per una nuova e futura politica.
Mi sono prolungato, ma alla luce dei fatti, sono rimasto veramente stupito scosso e provato, dagli eventi e dai comportamenti indotti e alquanto confusi, dal Dott. Alberto Cattaneo. Primo nei miei confronti (poiché non sono stato avvisato dei suoi pensieri) e secondo nei confronti di Musso e della sua Fondazione, con intenzioni dettate esclusivamente da un tornaconto di convenienza, rinunciando a valori e principi, accettando così solo compromessi più o meno onorevoli proveniente da altre persone, partecipando ed aderendo ad un gruppo della politica San Margheritese becera, senza scopi, idee, di dubbia corrente politica, ormai sul viale del tramonto (fatti rilevanti sui giornali quotidiani). E quindi mia intenzione sottolineare nei confronti del senatore Musso e in quelli della Fondazione Oltremare: la piena disponibilità e lealtà, condividendo senza riserve la sua coraggiosa linea politica e la sua espressione culturale e sociale, disconoscendo le volontà di terzi. Non demordendo sugli obiettivi e sugli ideali, prontamente insieme al Sig. Mantero Carlo adopereremo per il raggiungimento degli impegni presi.
Simone Ferrari
2 CONTROTENDENZA

Un epilogo che

si poteva prevedere
Di Musso, della sua inaffidabilità politica, della sua irriconoscenza umana, della sua estraneità ai nostri ideali e valori e alla nostra cultura politica, del militanti del Pdl ne dibatterono a lungo e in tempo. Alcuni di questi si espressero anche negli spazi concessi dal Giornale edizione ligure. Il direttore Lussana ne è testimone. Tra i tanti, in particolare mi riferisco al sottoscritto Franco Lentini (7 maggio 2008 o 18 maggio 2008, 4 aprile 2010, 7 aprile 2010, 1 maggio 2010, 27 maggio 2010); a Mara Rinaldini (11 maggio 2008); a Filippo Arvigo (7 maggio 2008, 18 maggio 2008); a Eugenia Cerri (18 maggio 2008). E in generale a quanti scrissero in termini negativi sul ruolo svolto da Musso a Roma sempre in contrapposizione alle linee del gruppo senatoriale di appartenenza e in sintonia piuttosto con quelle della sinistra. E in Consiglio comunale ove brillò per le sue assenze, il suo disimpegno al mandato o per le posizioni incompatibili con quelle del Pdl. Tanto da legittimare la richiesta delle sue dimissioni. Ciò nonostante, fu sostenuto da quanti non seppero vedere o non vollero capire scrivendone acriticamente a sua difesa sul Giornale. Addirittura osannandolo. Ma ancor prima, e da subito e in tempi non sospetti, la candidatura Musso non convinse la parte più viva e sensibile del nostro popolo, soprattutto la cattolica. Le perplessità su questo «carneade» furono poi apparentemente superate dalla fiducia riposta in Berlusconi che lo presentò in una manifestazione pubblica insieme alla Oliveri. Ma era chiaro che era una candidatura debole, insignificante sul piano politico e senza senso su quello umano. Il dibattito elettorale ne attestò la inconsistenza e ne annunciò la sconfitta. Tuttavia autorevolmente e indiscutibilmente imposta è indicata a Berlusconi, indotto così in errore sulla persona, su segnalazione, è voce corrente, della redazione ligure di Repubblica (quando si dice del trasversalismo). Tanto a riprova che la base quanto a intuizione e percezione dimostrò di avere maggior capacità di chi la rappresentava alla sommità ligure. Stendiamo un velo pietoso sulla sua nomina a senatore capolista di cui è certa la paternità. Ma non si può sottacere che Musso, da senatore, subito si mise in proprio aprendo la sua piccola azienduccia politica. Ora siamo all’epilogo. Niente più conferma a senatore. Niente candidatura a sindaco. È terminata finalmente la stagione convulsa degli inutili tentativi di un suo recupero politico alla nostra causa. È venuto il tempo (era ora) delle dissociazioni di quanti, anche importanti, aderirono alla sua nebulosa e velleitaria «Oltremare» le cui finalità erano apertamente ed evidenti contro il Pdl.
Ora finalmente si parla di tradimento. Ma anche di passaggio al gruppo misto come passo verso l’avventuriero, sfascista, gruppo di fuoco finiano. Una cupio dissolvi. A noi invece resta luminosa una spes. Che il coordinamento cittadino sappia mettere in campo - per destrutturare il potente blocco socio-economico-finanziario-istituzionale-professionistico-clientelare della sinistra e per strutturare quello alternativo liberale - la persona giusta. L’asso da calare nella difficile e dura partita elettorale che c’è (l’identikit a suo tempo). E che è fuori e al di sopra della classifica «iocandi causa» del toto-sindaco indetta dal Giornale. Altrimenti non ce la faremo mai.
Franco Lentini
2 FORTUNA O SFORTUNA

Il dibattito

su Primocanale
Caro Direttore, sono un lettore del Giornale dal primo numero ed elettore di Berlusconi da quando è sceso in politica. Nella trasmissione di Primo Canale Lei ha detto che per sua sfortuna aveva incontrato solo persone di parere diverso da quello del Senatore Musso. Con questa mia intendo diminuire la Sua dose di sfortuna. Augurandomi che anche il dibattito sul Suo Giornale possa contribuire a liberare la Regione e la Città dalla presenza socialcomunista voglia gradire. Distinti saluti
Giorgio Vallini
2 UNA DOMANDA

«Ma io che l’ho votato

cosa devo fare?»
Una domanda al Sen. Musso: io che gli ho dato il voto cosa devo fare? Se lui mi ha lasciato solo e tradito nelle scelte che lui ha fatto col Pdl nella Campagna elettorale nel 2008. La cosa saggia che deve fare il senatore Musso è quella di dare le dimissioni e lasciare il posto al primo dei non eletti, della lista del Pdl. Così è libero di militare in Fl e candidarsi sindaco a Genova. Vorrei vedere con che coraggio Musso e la Mondello si presenteranno alle prossime elezioni cosa diranno ai suoi elettori che sono stati traditi spero che il Pdl faccia un po’ di pulizia al suo interno e mandi a casa i pesi morti. Spero che Pernigotti faccia una compagna elettorale con il popolo e che sia presente con la gente così si vince.
Giancarlo Angeli
2 LE LEZIONI EUROPEE

Dal malessere nuovi

fenomeni politici
In questo periodo va di moda il tema del tradimento politico. Nella scheda elettorale c'è scritto il nome di Tizio e, perciò, a Tizio devo essere fedele costi quel che costi. Un elemento formale diventa sostanza, indipendentemente da cosa Tizio fa o non fa. Perché in politica è importante anche cosa non si fa. Pensiamo alla cronaca politica dell’Inghilterra. Nel novembre 1990 Margaret Thatcher eletta a furor di popolo, lascia perché i conservatori le fanno capire che non la sopportano più. Le subentra John Major, suo ministro del Tesoro, che vince la lotta anche con un altro conservatore ancora più ostile di lui alla Thatcher, di nome Michael Heseltine. Era una lotta tra due ostili alla Thatcher, che non ne potevano più dei suoi metodi, entrambi concordi nel far capire alla signora di ferro di farsi da parte. Qualcuno ha parlato di tradimento o, piuttosto si è parlato di cambio di stagione politica? Major venne battuto nel 1997 da Tony Blair che divenne primo ministro. Anche lui con sanzione popolare. Come la Thatcher, Blair fu oggetto di un plebiscito, di fatto. I loro nomi non erano scritti nella scheda, ma la sostanza era quella. Eppure anche Blair il 10 maggio 2007 annunciò le dimissioni, non battuto né sfiduciato dal popolo.
Veniamo alla cronaca italiana. Se un governo che ha oltre 100 deputati di maggioranza, si riduce ad averne 2 o 3, si può ridurre tutto alla nozione di tradimento? Anche in Inghilterra la Thatcher prima, e Blair dopo, avevano solide maggioranze. Quando ci sono smottamenti di tale entità è giusto fuoriuscire, per capire quello che avviene, dalle categorie formali tradimento-fedeltà-nome scritto sulla scheda? Veniamo alla cronaca genovese. Se qualcuno, senatore o meno, capolista o meno, coglie, e non da un giorno, segni di malessere e cerca di sviluppare analisi, magari frammentarie e sbagliate, tutto è opinabile, è preferibile continuare a parlare in termini di solo tradimento ecc... o si può parlare e approfondire perché, in Inghilterra e/o anche altrove si possono sviluppare malesseri e fenomeni politici nuovi? E se non si trova nemmeno i modi per discutere, è lecito, meravigliarsi, poi, di quello che è successo? Meravigliarsi se tutto si riduce, cioè se la discussione si esaurisce negli improperi tipo «eticanente vergognoso e intellettualmente disonesto» come è stata impostata. Anziché approfondire i temi? Come vede non ho citato alcun nome genovese ma ogni riferimento è puramente «voluto». La cronaca ,non la storia o i principi di qualche secolo fa, a volte, non insegna ma almeno dovrebbe spingere a discutere.
Francesco Felis