I problemi energetici? Li risolve l’economista

Nei prossimi 30 anni, i problemi dell’energia e della sostenibilità ambientale nel pianeta assumeranno una dimensione sconvolgente. Di qui a 20 anni Cina e India avranno un Pil che le farà entrare di diritto nei primi sei posti di un nuovo G8, assieme a Usa, Russia, Giappone e Brasile. Due Paesi europei forse staranno al 7° e 8° posto. Di qui a 30 anni la metà dei flussi di energia mondiali sarà concentrata in Asia. Se si pensa che 30 anni fa la metà dei consumi energetici era concentrata in Europa e Nord America, abbiamo il senso dei grandi cambiamenti che ci attendono. Chi se ne occupa? L’economista dell’energia. Una professione emergente che deve analizzare temi complessi e proporre una misurazione in termini economici dei problemi tecnologici, istituzionali, ambientali e sociali. Gli economisti dell’energia sono divenuti un gruppo professionale importante, poiché sono gli unici a studiare in maniera integrata i costi economici e sociali dei fenomeni energetici.
Infatti, gli ingegneri sono impegnati nella ricerca di tecnologie sempre più avanzate e nella messa a punto di soluzioni impiantistiche sempre più efficaci; gli ambientalisti studiano i problemi climatici, la qualità delle risorse ambientali e dell’inquinamento, mentre i giuristi disegnano le norme e definiscono i contorni dei diritti e doveri delle parti. L’economista energetico è colui che valuta, sulla base di costi e benefici oggettivi, le diverse soluzioni fino ad arrivare a indicare le diverse strade da perseguire.
Nel caso dell’idrogeno, a esempio, i tecnici studiano e propongono le soluzioni tecnologiche e analizzano i dati di rendimento energetico, nella conversione dell'energia solare in vettore idrogeno e poi quale rendimento si ottiene usando l'idrogeno in un motore per il trasporto.
Vi sono poi le complesse relazioni contrattuali che intercorrono tra le parti coinvolte: pensiamo ai brevetti, alle protezioni della sfera individuale e biologica, ai contenziosi bastati su interpretazioni di legislazioni internazionali. Mentre gli esperti ambientali devono prevedere e studiare le quantità di gas serra che vengono risparmiate con un ciclo di utilizzo dell’idrogeno nelle emissioni in atmosfera.
Ma è l’economista dell’energia che mette insieme tutti i dati: occorre calcolare i costi diretti e indiretti di investimento e impianto, occorre valutare l’impatto economico sulle attività già esistenti, occorre includere anche le ipotesi di graduale conversione di una rete di stazioni di servizio (benzinai, insomma) sul territorio. E poi ci sono i costi di adattamento sociale. Non tutte le fasce della popolazione (ad esempio, meno abbienti, più anziani) sono disposti al cambiamento senza traumi di adattamento, di perdita di ruolo sociale nella famiglia o nel gruppo sociale di riferimento.
L’economista dell’energia calcola e simula anche i costi della modifica della filiera logistica, i costi di investimento di nuovo capitale e nuovi macchinari (si pensi alla nuova flotta di autocisterne). Oppure confronta soluzioni diverse di produzione concentrate e diffuse dell’idrogeno, con i relativi calcoli di costi e benefici. E ci sono da includere anche gli eventuali costi di welfare, tenendo conto della disoccupazione di alcune figure professionali tradizionali, e poi i costi di riqualificazione del «nuovo capitale umano» che sarà necessario per la nuova filiera tecnologica.
Questa specializzazione professionale dell’economista dell’energia costituisce il bagaglio scientifico e il giacimento culturale della Associazione internazionale degli economisti dell’energia (Iaee), un’associazione che conta più di 3mila membri qualificati a livello mondiale in più di 80 Paesi. Sono alti dirigenti di imprese multinazionali; sono alti dirigenti delle organizzazioni internazionali (Onu, Ue, Aie, Opec ecc); sono professori e ricercatori universitari; sono professionisti. Nel 2007 è stata avviata una collaborazione con l’Opec Fund che istituisce borse di studio per studenti di Paesi in via di sviluppo al fine di consentir loro di partecipare ai lavori delle Conferenze mondiali Iaee.
Come presidente designato per il 2007 e futuro presidente per il 2008 mi sono battuto per alternare questa importante spinta verso l’Asia con un altrettanto forte interesse per l'Europa. Cosi siamo riusciti a ottenere che la Conferenza Iaee si terrà dal 10 al 12 giugno a Firenze. Vista l’importanza dell’appuntamento saranno bandite ben cinque borse di studio dall’Opec Found per consentire ad altrettanti studenti di partecipare e presentare le loro ricerche scientifiche.
Sempre nel 2007 è previsto un incontro con esponenti del governo e dell'industria energetica del Quatar a Doha con una delegazione Iaee e anche di operatori del settore energetico italiani, per discutere di sviluppi di collaborazione.
*Professore ordinario di economia politica università di Perugia-Presidente Iaee