I problemi di Mancini: trovare l’Inter e "tradire" gli amici

Appiano Gentile - Ci sono almeno dieci modi per dire: ripartiamo. Mancini ha scelto il più semplice: «A Istanbul abbiamo giocato male e perso giustamente. Cancelliamo tutto e ripartiamo». Ripartire pensando che la prossima partita di «Champions» sarà sabato. Certo, a Roma contro la Roma. Conta quella prima ancora che quell’altra contro il Psv. Come un anno fa. Vinse quell’Inter, vinse la novità del modulo studiato dal tecnico. Fu il primo squillo che annunciò lo scudetto. Difficile dire e pensare che gli interisti stasera tifino Juve, dopo tutto quello che si sono detti. Ma per la ragion di Stato, l’ipotesi ci potrebbe stare. Mancini l’ha negata. «Non tiferò per nessuno. Siamo solo alla quarta giornata». Poi toccherà a loro fare i conti con Spalletti. Prima di arrivarci, ci saranno due tranelli da oltrepassare. Anche sentimentali. Le trappole di Fernando Orsi, che fino a due anni fa era il vice di Mancini ed oggi è l’allenatore del Livorno. Conta l’amicizia, ma pure la conoscenza reciproca. Eppoi il solito revival con la Sampdoria che, nel suo piccolo, sta sempre nel cuore del tecnico.
Partite da vincere, senza alternative. All’Inter lo sanno tutti, soprattutto i giocatori che ogni tanto dimenticano l’entità dello stipendio incassato. Anche Vieira, che Mancini aspetta sapendo bene di aver bisogno di un tipo così fisico e determinante a centrocampo. «Certo che pesa se Ibra e Vieira non ci sono, o non sono al top. Mancano a noi, così come il Milan fatica senza Kakà e Pirlo, la Juve senza Trezeguet e Nedved». E allora quando tornerà Vieira? Mancini ha garantito fra una decina di giorni. «O forse per Roma-Inter», ha azzardato senza convinzione. In tempo per creare un altro «casino», testuale detto da un giornalista francese, con la nazionale di Domenech. L’allenatore ha capito, abbozzato e incrociato le dita. «Speriamo che Patrick ci stia attento». A Istanbul non c’era il francese e Ibra se l’è giocata male. Si è visto e sentito. «Ma il vero danno è venuto dalla paura di pagare dazio con una difesa diversa dal solito (ieri Rivas si è fermato per un malore con precauzionale ricovero in ospedale ndr). Ci siamo proposti poco. Dispiace soprattutto non avere creato niente. Ecco perché conta vincere subito in campionato. Per darci forza e fare meglio in Champions».
L’Inter più che mai si dimostra squadra da campionato. Ma da oggi ci sono almeno dieci motivi per confermarlo e trovarsi stasera a quota 10. Ma in classifica. 1) Tenere la Roma sotto pressione. 2) Riscattare l’ultima figuraccia. 3) Dimostrare che l’Inter sta crescendo dal punto di vista fisico. 4) Ritrovare un gioco che permetta agli attaccanti di tirare in porta. 5) Rispondere con i fatti ai malumori del tifo e del tecnico. 6) Mettere da parte i mugugni innescati dal brutto giocare e dai musi lunghi di Figo, anche quando non gli fanno tirare i corner («Non ha tirato i corner a Istanbul perché ho chiesto a Jimenez di calciare angoli e punizioni, visto che ci sa fare». 7) Riassettare il centrocampo, reparto in gran sofferenza. 8) Dimostrare che Adriano sta tornando ad essere un buon attaccante. 9) Scacciare i soliti fantasmi di ribaltone tecnico. 10) Dimostrare che l’Inter non è campione d’Italia per caso.
Il Livorno è lo sparring partner ideale. «Vi attende una squadra battagliera», ha fatto sapere Orsi all’amico suo. Potrebbe ripresentarsi Adriano. L’allenatore non ha garantito. «Credo che possa migliorare, Adriano ha iniziato un percorso che spero sia giusto. Ma ci vorranno mesi, serve lavorare seriamente». Dunque al largo gli adulatori. Accertato che Stankovic e Cordoba giocheranno e che Cesar riscuote consensi, resta solo da trovare il compagno di Ibra: Adriano (probabile) o Crespo. Poi resta da ritrovare l’Inter. Ma per quello è pagato Mancini.