I problemi del Milan: Gattuso e Pirlo Inter, la prossima sfida è Balotelli

Rossoneri sempre sconfitti quando manca "Ringhio". Pesa, inoltre, la
condizione del regista, recuperato troppo in fretta. In casa
nerazzurra, invece, resta aperto il caso del giovane attaccante.
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Milano - Il panico dopo la tempesta. Finita la tempesta (calcistica) del Palermo sul Milan, ecco la crisi d’ansia prima di volare, nella notte, verso Malpensa a causa delle raffiche di vento che scavano i volti di Maldini, Favalli e Kalac più delle incursioni di Miccoli e Simplicio qualche ora prima e, trolley alla mano, decidono di rientrare a bordo e di partire solo dopo le assicurazioni del comandante del volo Air One (bravissimo pilota: quando ci vuole, ci vuole, ndr).

Alla fine, passando dalla tempesta di vento a quella di pioggia nel cielo di Lombardia, restano i lividi e le ammaccature, oltre alle parole di Adriano Galliani che segnalano l’ultimo dei difetti scoperti sul conto del Milan. «Ho visto una squadra patire le assenze di Kakà e Gattuso e un centrocampo soffrire i ritmi del Palermo» la frase del vicepresidente vicario del Milan che apre uno squarcio sulla fragile psico-tattica del gruppo su cui deve intervenire Ancelotti in qualche modo. Se infatti senza Gattuso, il Milan incappa in tre sconfitte su tre (Bologna, Genoa e Palermo), non è allora una banale coincidenza. È il segno invece dell’assenza di un leader, egualmente carismatico, pronto a rimpiazzarlo nelle pieghe del gruppo oltre che in quelle del gioco.

E se poi nella stagione le quattro presenze di Pirlo (Bologna, Genoa, Torino e Palermo) producono la miseria di un punticino si capisce al volo che intrecciare le assenze note (Kakà per citare la più reclamizzata) ai recuperi affrettati e imperfetti (Pirlo reduce da un brutto infortunio muscolare e in più condizionato da un trauma alla tibia, Ambrosini poco rodato dopo 10 giorni di stop) rappresenta la spiegazione del circuito vizioso dal quale il Milan esce con danni alla carrozzeria oltre che alla classifica. Senza considerare il ridimensionamento drastico in fatto di credito, nonostante quel po’ po’ di Ronaldinho (e di Pato) che riescono a coprire molte “magagne” ma anche a provocarle. La parola d’ordine: equilibrio. Difficile raggiungerlo se si insiste su questa formula (Ronaldinho e Kakà più una punta) da cui risulta impossibile tornare indietro.

LA DIFESA DI MILANLAB «Abbiamo una coperta troppo corta» sintentizza Ariedo Braida, che pure non è mai tenero con la condizione fisica della squadra. «Negli ultimi 10 minuti, il Milan ha messo il Palermo laggiù» segnala Daniele Tognaccini, capo dei preparatori di Milanlab, allenato a finire dietro il banco degli imputati tutte le volte in cui si discute del dinamismo rossonero. La spiegazione è convincente: se a metà campo, senza il guerriero calabrese, si fermano Flamini (reduce dalla battaglia di Fratton Park in Inghilterra), Pirlo e Ambrosini a mal partito, la sofferenza è scontata. Se poi Seedorf, aggiunto da Ancelotti per cementare il deficit, si scuote solo nel finale, il dominio del Palermo è tutt’altro che un mistero agonistico. Con l’aggravante che da quella parte Nocerino, Liverani e Bresciano più Simplicio non sono fulmini di guerra, nè corazzieri.

GLI ALTRI PRIMATI A ragionare con la testa fredda, come raccomanda Galliani, si scoprono altri primati del Milan che in apparenza mal si conciliano con il crollo di Palermo. Basta leggere le classifica di rendimento del torneo per prendere nota: Milan primo nel possesso palla, primo nelle palle giocate, primo nella percentuale dei passaggi riusciti, primo nella supremazia territoriale e nella percentuale di pericolosità, dati conditi da altre curiosità. Legate per esempio al milanista leader dei passaggi riusciti (Seedorf con 681 dietro D’Agostino), oppure al Ronaldinho sesto in materia di assist (25) e al Kakà sesto nella classifica dei tiri in porta (42 e gli attaccanti dove sono?), o ancora alla mancanza di un rossonero nella graduatoria dei palloni recuperati e al quarto posto nella graduatoria dei tiri nello specchio della porta (dietro Inter, Fiorentina e Lazio). Sono tutti segnali di limiti strutturali e di difetti recenti della squadra di Ancelotti.

IL NODO MALDINI Se allora alcuni deficit sono passeggeri, c’è un nodo di fondo da sciogliere e che riguarda Paolo Maldini, il capitano, la leggenda e la storia del Milan. Forse è il caso nutrire nei suoi confronti un maggiore rispetto e di lasciarlo ai margini del Milan attuale, utilizzandolo in caso di necessità. Senza esporlo, come accaduto a Palermo, a figure barbine. Preferire Maldini a Kaladze, persino al modesto Kaladze di Torino in ritardo di condizione, dev’essere un azzardo spiegato solo all’emergenza.