I PROBLEMI DEL SINDACATO

RomaSilvio Berlusconi dovrebbe rivendicare i diritti d’autore. Guglielmo Epifani gli ha rubato lo slogan del milione di posti di lavoro. Un po’ in ritardo e alla rovescia, trasformando un impegno elettorale nella promessa di un disastro. Il primo fece vincere le elezioni al Cavaliere; difficile dire invece quale sarà l’effetto del milione di posti persi prospettati dalla Cgil.
Di sicuro c’è il messaggio ad effetto e la cifra tonda che fa sempre colpo. Un asso che il segretario generale ha calato ieri al termine di un percorso graduale. Prima qualche avvisaglia, come la sovrastima dei precari della pubblica amministrazione che non sarebbero stati confermati con lo stop alla stabilizzazione. Sparò 400mila Epifani. Pochi giorni dopo iniziarono a circolare altre cifre, e persino l’Unità, quando si trattò di fare i conti, ridusse a poco più di un decimo la stima della Cgil: 50mila.
Qualche giorno dopo, la seconda puntata. L’Inps diede conto del boom delle richieste di indennità di disoccupazione nei primi mesi dell’anno: 370.561 domande, con un aumento del 46,13 per cento rispetto all’anno precedente. Cifre drammatiche e il segno inequivocabile che la crisi è arrivata. Epifani, comunque, rilanciò e spiegò che su base annua i nuovi disoccupati sono di più, già intorno al mezzo milione. E così fece infuriare il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che lo accusò di esasperare le previsioni «incoraggiando la propensione al rattrappimento dei consumi».
Certo, se è vero che la sinistra oggi è keynesiana, dovrebbe anche avere recepito il principio delle aspettative che tendono ad autorealizzarsi. E per questo diventa ancora più inquietante il quadro fatto ieri dall’Ires Cgil. Il tasso di disoccupazione per il centro studi del sindacato, nel 2009 dovrebbe toccare il 9,3 per cento, mentre nel 2010 dovrebbe superare il 10 per cento. I disoccupati saranno appunto un milione in più rispetto al 2007 e oltre 690mila in più rispetto al 2008 per un totale di meno 580mila occupati. Previsioni a tinte fosche e a lungo termine. Tre anni. E poco importa che qualcuno, ad esempio il presidente della Fed Ben Bernanke, dica che la crisi potrebbe avere raggiunto il culmine quest’anno e che il prossimo sarà migliore. Al contrario, la Cgil va oltre e si aggiunge ai tanti organismi che fanno previsioni sulla crescita dell’economia: meno 2,9 per cento. In questo caso meno pessimista rispetto ad altri. Nel triennio, comunque, il calo dovrebbe essere di quattro punti.
Il gioco del più uno riprende quando la Cgil passa alla parte propositiva. Il segretario del Pd Dario Franceschini ha proposto di portare per un anno l’ultima aliquota di Irpef dal 43 al 45 per cento a partire dai 70mila euro di imponibile? La Cgil rilancia il suo contributo di solidarietà: per i redditi sopra i 150mila euro dal 43 al 48 per cento. Il Pd punta a trovare poco meno di mezzo miliardo di euro? La Cgil con la sua stretta fiscale punta a generare 1,5 miliardi di euro l’anno. La cifra, se non risolutiva, è abbastanza consistente da allargare la platea dei lavoratori coperti dalle indennità di disoccupazione e da cassa integrazione.
È una «opa ostile della Cgil sul Pd», assicura Daniele Capezzone di Forza italia. Ed effettivamente il partitone della sinistra resta prudentissimo. A partire dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che ieri ha commentato i dati Ires, con la polizza di un condizionale. «Se le previsioni della Cgil dovessero trovare conferma nei prossimi mesi saremmo di fronte ad una emergenza produttiva e occupazionale drammatica». «Se», appunto. Nemmeno un ex Cgil si fida della Cgil, verrebbe da pensare. Oppure c’è la consapevolezza che poco è cambiato dai tempi del Pci, delle cifre e dei fatti usati strumentalmente per fini politici. «Tra la verità e la rivoluzione scelgo la seconda», diceva Pajetta.