I prodotti tipici del territorio alla conquista di Manhattan

In occasione del mio ultimo viaggio a Bordeaux per l'edizione 2007 del Vinexpo ho avuto la fortuna di cenare in due ottimi, anche se differenti, ristoranti. Poiché un mio fornitore mi aveva riservato una camera a Chateau Beaumont (tenete presente che non è un albergo ma una foresteria per clienti), incantevole castello ottocentesco dell'Alto Medoc, per evitare di fare molta strada per cenare, avevo prenotato al Pavillon de Margaux; dopo circa mille chilometri non avevo molta voglia di guidare ancora. Grazie a Dio il tempo era buono per cui io ed il mio amico Salvatore Crasta (sempre lui…). Ci sedemmo verso le diciannove e un po' nel giardinetto prospiciente il ristorante a godere del sole del tardo pomeriggio che illuminava le vigne di Cabernet, poco più oltre , nascosto discretamente da un boschetto, intuivamo la presenza di Chateau Margaux. Il cameriere ci portò i menù e la carta dei vini per cui assortimmo le nostre comande seduti al fresco del giardino. La scelta era articolata, come spesso accade in Francia, su diversi livelli di prezzo; affamati scegliemmo il menù più caro che era composto da una minuscola pentolina di crema di asparagi, degli amuse-bouche, uno spiedino di gamberi con verdura fresca, filetti di triglia, noce di agnello, plateau di formaggi, dessert; quindi sette portate (fra grandi e piccole) e il prezzo era di 45,00 euro. Se fate una rapida divisione troverete che il prezzo medio era inferiore ai 6,50 euro a piatto... Bisogna, inoltre, tener presente che l'ambiente era molto curato e il servizio attento e gentile. I vini: mezza bottiglia di Chateau Chantegrive, Graves bianco e una bottiglia di Clos de la Margalaine 2000 ( ovviamente Margaux!); non male il primo, un po' troppo carico, internazionale, il secondo. Decidemmo di tornare la sera seguente, variando i piatti e bevendo uno Chateau Leoville Poyferrè 2000, un grande Saint-Julien, peccato per l'annata: sarà buona fra dieci anni! Per inciso, non son neanche riuscito a pagare perché il terminale per la cattura delle carte di credito non funzionava e si sono limitati a farsi dare il numero, assicurandomi che avrebbero provveduto all'incasso dopo la riparazione.
Grande gentilezza e grande stile! Martedì 19, dopo una giornata trascorsa all'Expo, io e Salvatore decidemmo di avvicinarci un po' all'Italia, per cui ci dirigemmo a Tolosa. Gli abitanti di Tolosa sono meno di quattrocentomila , ma in questa città c'è un ristorante con due stelle Michelin e due con una stella; per ragioni di comodità e vicinanza all'albergo, scegliemmo Les Jardins de l'Opera (una stella). L'entrata è in Place du Capitole: si accede ad una vasta corte interna sulla quale si affacciano, a sinistra, il bistrot e, in faccia, il ristorante vero e proprio. L'ambiente era splendido! I tavoli erano apparecchiati nella veranda riparata da tetto e pareti di vetro, distanziati fra loro, con una mise en place moderna e di gusto. La scelta cadde sul menù Trilogie, anche se d'acchito non avevamo compreso appieno di che si trattasse. Frullata di melone, strisce di testina di maialino da latte con olio e basilico (!), trilogia di antipasti (nems di gamberi, cosce di rana fritte con timballino di bucatini, polpetta di manzo), trilogia di pesce (pescatrice, branzino e una mini-marmitta di ghisa con astice e verdure), trilogia di carne (piccione, manzo, agnello), trilogia di dessert. Kyr per aperitivo, Cheverny per il pesce, il grandissimo Domaine de La Grange des Péres 1999 (ricco, pieno, elegante, armonico, straordinario Vin de Garage) per il piatto di carne e un bicchiere di Rivesaltes ambré sul dessert. Lo chef, Stephane Tournié, avendo saputo che ero un «collega» , venne a presentarsi e a salutarmi; dandomi un bel librino del locale; ovviamente precisai che neppure nei miei momenti peggiori di delirio di onnipotenza avevo pensato a paragonare me a lui e la Grixia al Jardin de l' Opera……. Il prezzo del menù (quattordici preparazioni!): 90,00 euro; lascio a voi i commenti... Ovviamente non regge l'obiezione sulla «quantità» perché a questi livelli ogni preparazione deve essere ideata, cotta, assemblata, seguita e servita a prescindere dalla quantità della materia prima necessaria, considerando che ogni piatto conteneva fisicamente a sua volta i tre piatti della «trilogia» e quindi necessitava di una «tripla» fatica. Aggiungiamo che il personale era perfetto per tecnica e savoir faire e altrettanto impeccabile nella presentazione. Andate a visitare il sito web per constatare la veridicità della mia descrizione. Per commenti, domande o, semplicemente, per contattarmi: info@petrellivini.it