I prof non saranno più precari mentre i licei si fanno in otto

Gli atenei formeranno un numero di insegnanti pari ai posti che andranno a occupare negli istituti superiori

da Roma

Nuove regole per la formazione ed il reclutamento dei docenti e una nuova architettura per il secondo ciclo di istruzione e formazione, due canali di pari dignità.
Con il decreto attuativo che disciplina l’accesso alla professione docente il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, punta a dare agli studenti italiani «insegnanti più qualificati e più giovani». Quali sono le novità più importanti? L’iter sarà lo stesso per l’accesso a qualsiasi ordine e grado di insegnamento. Tre anni per la laurea poi altri due di specializzazione e successivamente un anno di tirocinio obbligatorio nelle scuole. I nuovi percorsi formativi verranno programmati dalle Università, saranno a numero chiuso e ripartiti tra gli Atenei di ciascuna regione in misura pari al numero dei posti che si prevede di coprire per concorso nelle scuole statali della stessa regione, più un trenta per cento per le esigenze complessive del sistema di istruzione. In questo modo, osserva il ministro, si risolverà «progressivamente il problema del precariato nelle scuole, perché a regime sarà possibile insegnare soltanto con il livello più alto della formazione universitaria». Per i corsi di formazione avranno un ruolo chiave i Centri di Ateneo o di interateneo realizzati con compiti di organizzazione del tutorato, svolgimento delle prove di accesso, coordinamento delle lezioni teoriche con i laboratori ed i tirocini, raccordo con le scuole e le istituzioni formative del territorio. La programmazione dei posti avrà cadenza triennale e verrà stabilita con decreto governativo. Soltanto dopo l’anno di tirocinio e in seguito al conseguimento della valutazione positiva del servizio, i docenti potranno essere ammessi al concorso per l’assunzione.
Il secondo decreto attuativo ridisegna il sistema dell’istruzione e della formazione superiore. I due sistemi hanno pari dignità e dunque gli studenti in qualsiasi momento del loro percorso formativo avranno la possibilità di passare da un canale all’altro e comunque di effettuare stage e tirocini nel mondo del lavoro. L’accesso all’Università è garantito a tutti, ma gli studenti usciti dal percorso di formazione dovranno frequentare prima un corso annuale.
I licei saranno in tutto otto; di questi, tre sono articolati in indirizzi. Licei Classico, Linguistico e Scientifico restano in sostanza invariati. Nascono il liceo Musicale e Coreutico, che non esisteva, e quello delle Scienze Umane, che assorbe tra l’altro l’ex Pedagogico e gli istituti tecnici che formavano gli operatori sociali. I tre articolati sono l’Artistico: arti figurative, architettura, design, ambiente, audiovisivo, multimedia, scenografia. L’Economico: aziendale e istituzionale. Il Tecnologico che nei suoi indirizzi (Meccanico elettrico, Elettronico, Informatico e della Comunicazione, Chimico e biochimico, Sistema moda, Agrario, Costruzione e territorio, Trasporti), assorbe buona parte degli ex tecnici e degli ex professionali.
Tutta la parte che riguarda gli istituti di formazione professionale passa alla gestione delle regioni, come già conseguiva dalla riforma del titolo V della Costituzione. Dal centro comunque verranno garantiti i livelli minimi di istruzione e il 70 per cento della programmazione.
Per chi non sceglierà l’Università si apriranno le porte dei corsi Ift (formazione tecnica superiore), cui si accederà dopo quattro anni di liceo o di formazione.