I professionisti del profumo signori che hanno naso

Lavorano per le aziende di cosmetici, ma anche per star del mondo dello spettacolo. Creano miscele tra oli, acqua, fiori e frutti. «Non è indispensabile conoscere la chimica. Bastano carta e penna, come per un musicista quando scrive nuovi spartiti»

«Desidero un profumo per donna dall'odore di donna». Questa la perentoria richiesta di Coco Chanel, rivolta nel 1921 ad Ernest Beaux, uno dei più grandi Maestri profumieri di tutti i tempi che all'esortazione rispose creando l'essenza di Chanel N. 5. Da allora ogni anno, a maggio e a settembre, rigorosamente tra le otto e le dieci del mattino, la Maison francese di rue Cambon fa raccogliere a mano cinquanta tonnellate di rose centifolie e venti di gelsomino di Grasse per la produzione del mitico profumo. Infinite le miscele aromatiche delle fragranze create dalla prodigiosa memoria olfattiva dei «nasi» che non sfruttano il loro talento per dominare il cuore degli uomini, come il leggendario Jean-Baptiste Grenouille, protagonista dell'immaginazione di Süskind nel libro Il profumo, ma, «come i grandi artisti, lo arricchiscono con intuito e immaginazione». Questo ci racconta uno dei «nasi» più celebri, Guy Robert, creatore di fragranze come Dioressance, Calèche ed Equipage per Hermès, Madame Rochas e Amouage, il profumo più caro del mondo, composto per il sultano dell'Oman. Costo di un flacone da cinquanta millilitri, millecinquecento euro. «Per creare un profumo non è indispensabile conoscere la chimica. Un "naso" ha bisogno di carta e penna, come un musicista quando scrive nuovi spartiti», spiega Guy Robert, «e come un pittore o un direttore d'orchestra ha ben chiari i possibili accordi che possono nascere dalla combinazione delle materie prime che ha a disposizione».
Solo una cinquantina i «nasi» in tutto il mondo, dei quali almeno quaranta impegnati e un po' imprigionati nei laboratori di multinazionali come Givaudan, Fragonard o Firmenich. Memorizzano fino a quattromila odori mentre un comune mortale può arrivare a distinguerne al massimo mille. Tra i grandi Alméras, Dhumez, Coty, Roudnitska. Pochissime le donne, oggi in primo piano l'inglese Lyn Harris e la talentuosa torinese Laura Tonatto, prima in Italia, dopo gli studi al Cairo, a creare fragranze personalizzate. «L'odore è l'espressione dell'anima. Un profumo non nasce mai dal "naso" ma da un'intuizione, da un'esigenza. Prima di combinare gli odori ho già in mente il blend ben definito», spiega Laura Tonatto. «Il profumo non è né maschile né femminile: è pura comunicazione. Ne creo dieci, dodici all'anno e li compongo goccia a goccia. Con un profumo si esprime la propria personalità senza riserve. Per le donne eccentriche sono perfette le note intense della tuberosa mentre le essenze di pompelmo, mandarino, cedro e foglie di limone sono giuste per le persone dinamiche. Ai malinconici si addicono le fragranze del muschio, della gardenia e del mughetto. Regole per i signori uomini? Mai lasciare scie profumate! Indicati gli agrumi abbinati ai legni di sandalo e vetiver, note classiche molto raffinate».
La passione per i profumi, nella storia, è sempre stata forte. Nell'antico Egitto mirra, incenso, ambra e sandalo venivano bruciati per creare esalazioni all'interno dei templi e nel XII secolo i crociati fecero scoprire all'Europa le essenze della rosa di Damasco, del muschio della Cina e del legno di sandalo delle Indie. «Durante il Rinascimento l'uso del profumo è aumentato con l'arrivo in Francia di Caterina de' Medici e dei Maestri profumieri fiorentini», ricorda Guy Robert. «Le nuove fragranze in un primo tempo erano create da maghi, dottori, parrucchieri, esperti di cosmetica poi, con la Rivoluzione francese, per assecondare le pretese delle dame dell'alta borghesia, nacquero i primi “nasi”. Fino alla metà del secolo scorso i margini della loro creatività erano più ampi, poi i colossi industriali hanno cominciato ad arruolarli per monopolizzare il mercato dei profumi del lusso. Tra il 1950 e il 1965 l'industria del settore lavorava in simbiosi con i creatori di profumi coinvolgendoli in ogni fase di produzione. Dopo il 1965 il potere del marketing ha preso il sopravvento, limitando la creatività di questi artisti ma provocando anche grande attenzione nei confronti della profumeria di nicchia». Cinquemila le note dell'olfattoteca di Laura Tonatto, creatrice di essenze usate da George Clooney, Carolina di Monaco, Cindy Crawford e dalla Regina Rania di Giordania. «Tanti anni fa conobbi Ornella Muti, girava un film dopo l'altro e mi chiese di creare un profumo che sapesse di mamma, così i suoi figli avrebbero potuto sentire la sua presenza anche quando si allontanava da casa. Il risultato? Un'essenza a base di vaniglia e mandarino. Gli odori sono legati ai ricordi e alle sinestesie» spiega Laura Tonatto. «I primi che sentivo da bambina? L'odore del mare, della torta di riso e alici che cucinava la nonna, del sangue della prima ferita, dell'acqua clorata che mia madre usava per tamponarla o quello che inondava la casa con il vapore dell'acqua bollente profumata con fiori d'arancio, ambra e gelsomino. Amo gli odori che esaltano le descrizioni letterarie. Un libro si può leggere anche con il naso, le pagine che rimangono più impresse hanno sempre una connotazione olfattiva. Da Garcia Marquez a Proust a D'Annunzio. Indimenticabile l'odore della pioggia e dell'umidità che avvolge Macondo, la città descritta in Cent'anni di solitudine. Nella Recherche l'odore della memoria è quello del biancospino e del tè al tiglio dove si intingevano le madeleines. Inconfondibile la fragranza inebriante del ginepro arso nella stanza di Elena descritta da D'Annunzio nel romanzo Il Piacere. Una grande soddisfazione? La richiesta da parte di Mihail Piotrovsky, direttore dell'Hermitage di San Pietroburgo, di ideare un profumo che ricreasse l'odore del quadro di Caravaggio Il suonatore di liuto, da esporre a fianco al dipinto all'interno del museo più prestigioso del mondo».
Aromi incancellabili, considerando che ogni anno escono seimila nuove essenze da sempre al passo con i diversi periodi storici. Timbro degli anni Quaranta e Cinquanta l'apoteosi del profumo da pelliccia della donna fatale, poi gli anni Sessanta con le note cipriate e fiorite, i Settanta con la donna più selvaggia, quando più del sessantacinque per cento dei giovani usava il patchoully, quindi i toni più mielosi degli anni Ottanta, le note gourmant degli anni Novanta fino ad arrivare alla varietà assoluta dei nostri giorni. Razionalità e istinto continuano a stimolare la creatività dei «nasi» e l'infinità delle loro combinazioni. «In ogni profumo», come afferma il grandissimo Guerlain, «ci deve essere una storia, un racconto». Indispensabile la cura dei dettagli, in particolare dei flaconi. Il Maestro insegna, «prima il succo unico, poi il packaging, la confezione». La leggenda racconta che René Lalique, per disegnare la bottiglietta di Femme de Rochas, si sia ispirato alle forme generose della moglie entrando così nella storia della profumeria. Tradizioni senza tempo di un settore testimone di forti contrasti; l'Arabia Saudita, il più grande consumatore al mondo di profumeria alcolica, non ha una sua diretta produzione. «Sono stata contattata per conto della Casa Reale dell'Arabia Saudita», svela Laura Tonatto, «per creare delle essenze con le straordinarie materie prime che si trovano esclusivamente nei giardini privati della Famiglia regnante. Mi hanno chiesto un profumo da donna, uno da uomo e le varianti da realizzare in assoluta autonomia con tutte le fasi di produzione controllate: dalla raccolta all'estrazione, dall'infusione al filtraggio fino all'inflaconamento. Ho visitato ventidue siti scoprendo la straordinaria Rosa Taif, coltivata a una temperatura di 42°. Conoscevo la rosa bulgara, la rosa centifolia, quelle damascene e marocchine, ma questa è stata una scoperta fantastica. Una produzione di sedici chili all'anno. A Grasse la rosa centifolia è estratta con due passaggi di solvente. Qui le rose dopo la raccolta vengono messe nei sacchi, pesate, immerse nell'acqua e bruciate con il fuoco. L'acqua distillata viene imbottigliata per poi estrarre la parte che galleggia, il meraviglioso olio essenziale che viene venduto in tolah di undici millilitri che costano cinquecentotrentadue euro».
Tecniche che si fondono con fragranze dai connotati internazionali che accompagnano i «nasi» sui sentieri delle strade del cuore. «Da buon fiorentino amo far rivivere la tradizione rinascimentale della profumeria della mia terra coniugandola con l'amore per l'Oriente». Così ci racconta Lorenzo Villoresi, «naso» italiano tra i primi al mondo richiestissimo dai coniugi Blair, da Sting, Billy Joel e Ridley Scott. «Come studioso di filosofia e di religioni antiche viaggiavo per l'Oriente e raccoglievo essenze preziose. Tornato in Italia ho iniziato a mescolarle con gli elementi tipicamente toscani ed europei. Portavo il cardamomo e il gelsomino dalla Giordania, l'ambra da Port Sudan, il musk dall'Asia, per combinarli con le essenze degli agrumi della Sicilia, della lavanda proveniente dalla Francia o del rosmarino raccolto in Spagna». Una strada comune ai geni dell'olfatto che, tra alambicchi, provette e gascromatografi si snoda alla ricerca dell'essenza perfetta. «Il creatore di profumi», conclude Villoresi «è un esploratore di mondi e di visioni, e il risultato che raggiunge è sempre un mosaico affine all'alchimia e alla magia».