I progetti del governo

Roma«Le riforme verranno capite dagli italiani solo se incideranno concretamente nella loro vita», dice il ministro Renato Brunetta. E così sanità, fisco, welfare, lavoro e pensioni ritornano in cima all’agenda 2010. La carne al fuoco è tanta, vediamo come dovrebbe essere «cucinata» dal governo. Per il fisco, una riforma per spostare l’imposizione dalle persone alle cose, dal centro alla periferia, dal lavoro alla speculazione finanziaria. Per il welfare una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali e l’introduzione dello «statuto dei lavori». Per la sanità una razionalizzazione della spesa, guardando anche al privato. Per la previdenza, infine, una pensione base per i giovani.
Un fisco per la famiglia. Giulio Tremonti sta disegnando i contorni della riforma fiscale. Il ministro dell’Economia ipotizza un fisco che sposti il prelievo dalle persone (la tassa sul reddito) alle cose (le tasse sugli acquisti); dal lavoro alla speculazione finanziaria; dal centro alla periferia grazie al federalismo fiscale. La riforma fiscale avrà come priorità la famiglia, il lavoro, la ricerca e l’ambiente. «E pensiamo a qualcosa di più ambizioso del quoziente familiare», ha annunciato Tremonti. Per le aziende potrebbe arrivare anche la sospirata riduzione dell’Irap.
Il nuovo welfare. Il ministro Maurizio Sacconi lavora a una riforma degli ammortizzatori sociali che dovrebbe basarsi su due pilastri fondamentali: un’indennità di disoccupazione generalizzata per chi perde il lavoro; una cassa integrazione gestita dagli enti bilaterali - sono enti privati costituiti dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro di una determinata categoria professionale - per affrontare le crisi aziendali. Oggi oltre un milione e 650mila lavoratori dipendenti e para-subordinati non dispongono di una rete di protezione. Il tentativo sarà quello di allargare le tutele, in una logica non assistenziale. La nuova indennità di disoccupazione generalizzata sarà destinata a chi perde il lavoro, ma non ai disoccupati di lunga data, e sarà finanziata con i contributi versati (non peserebbe quindi sulla fiscalità generale). Il passaggio dalla cassa integrazione al nuovo meccanismo per la gestione delle crisi aziendali avverrà, ha detto Sacconi, in maniera «graduale». Nel 2010 sono previsti 2,5 miliardi di euro per la formazione: entro gennaio si deciderà come spenderli con le Regioni e le parti sociali. Il ddl «collegato lavoro», che contiene interventi sugli ammortizzatori, dovrebbe essere approvato sempre in gennaio. Per la riforma complessiva, invece, si indica il mese di marzo. L’idea di Marco Biagi - superare lo Statuto dei lavoratori, datato 1970, con un nuovo Statuto dei lavori - potrebbe così trovare applicazione nel 2010.
Sanità, occhio alla spesa. Con la Finanziaria, il governo ha trovato un’intesa con le Regioni per finanziare il piano salute nei prossimi 3 anni, anche grazie al prelievo sul fondo Tfr. Il peso della sanità pubblica sul Pil è superiore al 6%, e molte Regioni sono in affanno nel coprire le spese: una situazione che frena l’applicazione del federalismo fiscale. Molte famiglie si rivolgono alla sanità privata e integrativa in maniera individuale, essendo poco diffuse le assicurazioni sanitarie private. Dunque, la sanità si paga sia con la fiscalità generale sia con l’esborso diretto di danaro da parte delle famiglie. Una situazione che potrebbe essere affrontata, razionalizzando l’utilizzo delle risorse pubbliche con un occhio al privato.
Pensione-base per i giovani. La manovra estiva anticrisi ha introdotto un automatismo che lega le pensioni alle aspettative di vita, e che nel lungo periodo farà ridurre la spesa. Ma bisogna pensare ai giovani che hanno diritto a un trattamento dignitoso. In proposito è stato presentato alla Camera un disegno di legge bipartisan, firmato da Giuliano Cazzola (Pdl) e da Tiziano Treu (Pd) per l’istituzione di una pensione base a carico della fiscalità generale, alla quale aggiungere un’aliquota contributiva del 26% per ogni tipo di lavoro. Una proposta che potrebbe rappresentare la base per una nuova riforma.