I progetti su Eurizon E Assitalia ora va

Tre questioni aperte e la sempreverde scommessa internazionale. Il vertice delle Generali ha ieri iniziato a dare qualche utile risposta. Vediamo.
Il gruppo triestino ha fornito un numeretto magico che è molto piaciuto al mercato: il combined ratio, e cioè la capacità di fare quattrini con il solo business assicurativo, senza considerare gli utili finanziari. Il combined ratio (superficialmente è il rapporto tra premi incassati e pagamenti per l’attività assicurativa) è sceso per l’Italia a 91,5. Meglio di Ras e Fondiaria. Non è chiaro se ciò derivi dal miglioramento dei costi o da una limatura dello stock di riserve sui premi (che erano pari al 183 per cento). Resta il fatto che Generali ha definitivamente archiviato la cattiva performance della controllata Assitalia: ormai è a posto.
Generali ha poi ieri dato una riposta netta sulla vicenda Telecom. Con le attuali norme prudenziali sulle riserve, il passaggio di una partecipazione liquidabile in Borsa ad una in una società fuori dal mercato (Telco che controllerà il 24% di Telecom) non si danneggiano gli azionisti. Anzi il patrimonio netto di Generali (si veda l’articolo accanto) aumenta di 80 milioni di euro. Partecipare alla grande fiera di Telecom non è costato dunque troppo alle assicurazioni triestine e ai suoi azionisti di minoranza.
Resta l’elemento più spinoso e ciò il futuro perimetro del gruppo: la sua espansione in Italia e quella all’estero. Sul secondo punto sembra che ancora tutto sia da fare.
E sul futuro italiano, il pallino è dalle parti di banca Intesa e nell’assestamento dei pesi tra i suoi azionisti. È chiaro che la componente vita di Eurizon, oggi controllata da Intesa, sia l’oggetto del desiderio. Se il piano di Corrado Passera dovesse prendere corpo si arriverebbe ad un sostanziale smembramento della società creata da Mario Greco. La fabbrica del risparmio gestito si fonderebbe con Nextra (nel frattempo tornata a casa) e andrebbe a cercare una preda all’estero. Fideuram verrebbe rimessa sul mercato, magari rimettendole dentro anche la raccolta assicurativa del ramo vita. E la ex Sanpaolo vita sarebbe dunque il boccone saporito che potrebbe accontentare Generali, azionista forte di Intesa. Non è detto che i piani di Passera non debbano poi alla fine fare i conti con la realpolitik delle geografie azionarie interne. Ma il piano è questo.